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Paradosso Giappone: rally in Borsa, yen a picco e debito alle stelle
28 luglio 2026#WeeklyWatch

Paradosso Giappone: rally in Borsa, yen a picco e debito alle stelle

Il Nikkei corre sui massimi, sostenuto da utili societari e miglioramento del quadro macroeconomico. La valuta resta però sotto pressione per il differenziale dei tassi e il peso del ‘carry trade’. Sullo sfondo, debito pubblico elevato e politica fiscale espansiva rendono più fragile l’equilibrio del Sol Levante

La miglior performance di Borsa da inizio anno tra i mercati sviluppati, una valuta sui minimi degli ultimi 40 anni e il debito pubblico più alto del mondo. È questo il paradosso, solo apparente, del Giappone nel 2026. Il Sol Levante, dopo i cosiddetti ‘decenni perduti’ fatti di deflazione, stagnazione economica e performance finanziarie deludenti, è tornato al centro delle cronache finanziarie.

Se la performance del mercato azionario di Tokyo è da incorniciare, in Estremo Oriente lo scenario resta quello di un equilibrio precario, con un debito pubblico tra i più elevati al mondo, inflazione sopra il target, prospettive complesse per la politica monetaria e un quadro demografico in declino.

L'andamento dello yen rispetto al dollaro

Il rally del Nikkei e il crollo dello yen

Il mercato azionario giapponese si sta confermando una delle storie più performanti dei mercati azionari da inizio anno”, spiega Corrado Cominotto, Responsabile Gestioni Relative di Banca Generali.

Il Nikkei 225 ha registrato un rendimento totale di oltre il 25% da inizio anno, mentre il più ampio indice TOPIX è salito di poco meno del 20% nello stesso periodo.

Tale performance dipende almeno in parte dal costante indebolimento dello yen, arrivato a segnare i minimi degli ultimi 40 anni. Si tratta di una circostanza che favorisce un’economia in surplus commerciale e società come quelle nipponiche, storicamente esportatrici”, continua Cominotto, sottolineando come le società giapponesi generino all’estero circa il 45% del fatturato, rispetto al 35% delle società statunitensi.

A sostenere la Borsa di Tokyo contribuisce anche il miglioramento del quadro macroeconomico interno: la crescita, pur moderata, appare più solida rispetto al passato grazie alla ripresa dei salari reali, alla tenuta dei consumi e a un ciclo di investimenti più dinamico, fattori che rafforzano le prospettive sugli utili societari. Un contributo ulteriore arriva dal turismo estero, che continua ad alimentare la domanda in settori come retail, trasporti, ospitalità e servizi.

Il mercato obbligazionario e i tassi

Discorso opposto per il mercato obbligazionario, sotto pressione a causa della fase di rialzo dei tassi da parte della banca centrale giapponese: i rendimenti a 10 anni sono saliti dal 2% di inizio gennaio al 2,70% di fine luglio.

Questo movimento è conseguenza del progressivo smantellamento della politica dei tassi a zero e dei forti stimoli monetari da parte della Bank of Japan, che per anni ha anche controllato attivamente l’andamento della curva dei rendimenti sui bond sovrani di Tokyo”, continua il gestore di Banca Generali.

Il movimento al rialzo del costo del denaro, prosegue Cominotto, “risulta comunque contenuto rispetto agli altri Paesi sviluppati, con la BoJ che ha alzato i tassi dal -0,1% del 2024 all’1% di oggi. I tassi di interesse rimangono ancora nettamente più bassi rispetto agli altri mercati come Stati Uniti ed Eurozona, per sostenere un debito pubblico ormai giunto al 204% del Pil”.

Il tema fiscale resta quindi centrale. Il Giappone convive con uno stock di debito pubblico molto elevato e i piani della premier Sanae Takaichi per una politica di bilancio “responsabile ma proattiva”, orientata a investimenti strategici e sostegno alla crescita, alimentano l’attenzione degli investitori sulla sostenibilità dei conti pubblici. L’obiettivo dichiarato è favorire l’espansione dell’economia nominale e ridurre gradualmente il rapporto debito/Pil, ma il rischio è che nuove misure espansive mantengano alta la pressione sui rendimenti dei JGB.

I tassi d'interesse della Bank of Japan

Carry trade e valuta

Tale situazione continua a pesare sullo yen, che rimane la valuta privilegiata dagli investitori internazionali per il cosiddetto ‘carry trade’. Visto il differenziale dei tassi di interesse, gli investitori continuano ad avvantaggiarsi prendendo a prestito in valuta giapponese per investire in altri mercati che offrono rendimenti potenzialmente più elevati”, spiega Cominotto.

A pesare ulteriormente sul cambio sono stati i commenti del governatore Ueda che ha ribadito la prosecuzione del processo di normalizzazione dei tassi solo se la crescita salariale e le dinamiche inflazionistiche rimarranno favorevoli.

Per arginare la debolezza della valuta, il governo giapponese ha intensificato la pressione verbale sui mercati, ribadendo più volte di essere pronto a intervenire in caso di movimenti eccessivi o speculativi. Il ministero delle Finanze ha inoltre mantenuto uno stretto coordinamento con le autorità statunitensi sul dossier valutario, lasciando aperta la possibilità di acquisti diretti di yen sul mercato, uno strumento già utilizzato in passato per frenare fasi di deprezzamento troppo rapido.

Visti i livelli raggiunti dalla valuta, non ci sentiamo di escludere interventi da parte della banca centrale o del governo volti a favorirne un rafforzamento almeno temporaneo. In tale contesto non si potrebbero escludere prese di profitto sul mercato azionario locale. Uno scenario complesso, in equilibrio precario e con potenziali elementi di criticità, a cui avvicinarsi avvalendosi del supporto della gestione attiva e professionale”, conclude Cominotto.

Corrado Cominotto, Responsabile Gestioni Relative di Banca Generali Corrado Cominotto, Responsabile Gestioni Relative di Banca Generali
Il mercato azionario giapponese si sta confermando una delle storie più performanti dei mercati azionari da inizio anno. Tale performance dipende almeno in parte dal costante indebolimento dello yen, arrivato a segnare i minimi degli ultimi 40 anni e che rimane la valuta privilegiata dagli investitori internazionali per il cosiddetto ‘carry trade’.

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