“Se il governo attuale uscirà dalle urne con un mandato rafforzato, il nodo centrale diventerà la credibilità della strategia fiscale”, sintetizza il gestore dell’Investment Center di Banca Generali, spiegando come, sul fronte valutario, “quando lo yen si indebolisce nonostante rendimenti in salita, il segnale è chiaro: il mercato non sta guardando solo ai tassi, ma anche alla fiducia complessiva nel quadro macro”.
Le implicazioni per l’obbligazionario “sono evidenti e infatti la Bank of Japan dovrà trovare un equilibrio tra l’essere attendista lasciando che il mercato si assesti, accettando però una maggiore volatilità su obbligazioni e yen, oppure intervenire alimentando il sospetto di una monetizzazione indiretta del debito”.
Sul fronte azionario le conseguenze degli effetti di una politica fiscale espansiva sono più ambigue.
“Nel breve lo stimolo può sostenere i consumi e migliorare il sentiment favorendo soprattutto i settori più legati alla domanda interna, ma potrebbe anche esserci un aumento dei rendimenti reali che porterebbe a una compressione dei multipli rendendo il lavoro dei gestori molto più complesso e selettivo”, continua Longhi.
In conclusione, “il rally attuale del mercato giapponese è più solido e robusto rispetto al passato dal punto di vista dei fondamentali, ma potrebbe entrare in una fase in cui la politica conta quanto i risultati delle società. Le elezioni saranno determinanti per capire come il mercato prezzerà il rischio-Paese. Se vi sarà stabilità politica seguita da una gestione credibile dei conti pubblici, il ciclo positivo potrebbe proseguire, in caso contrario, dopo un rally così intenso, i mercati potrebbero diventare molto più volatili”, conclude il gestore di Banca Generali.