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Dove si crea valore nella nuova economia dell’AI
18 giugno 2026#WeeklyWatch

Dove si crea valore nella nuova economia dell’AI

L’intelligenza artificiale non è più solo chip: oggi incide su business, utili e infrastrutture. E il mercato guarda oltre i nomi già noti per individuare i prossimi vincitori.

L’intelligenza artificiale non è più un semplice segmento del settore tecnologico. La sua adozione nel business ha ormai una scala tale da renderla una variabile macroeconomica di primo piano, capace di incidere su PIL, utili, credito e geopolitica industriale. Con migliaia di miliardi ancora da investire nelle infrastrutture e una monetizzazione che già separa i vincitori dai ritardatari, capire dove si concentra il valore diventa cruciale per investitori e imprese.

Fino a poco fa, investire in AI voleva dire comprare chip. Oggi la filiera è molto più ampia: parte dai processori, passa per i data center e arriva alle applicazioni che usiamo ogni giorno. Lungo questa catena si trovano opportunità meno affollate rispetto ai nomi già noti”, spiega Lorenzo Valentini, Portfolio Manager del team Gestioni Personalizzate di Banca Generali.

I nuovi trend

I fronti di mercato legati alla rivoluzione dell’AI, sia tra gli abilitatori sia tra i beneficiari dei guadagni di produttività promessi da ChatGPT, Claude e dagli altri modelli generativi, sono numerosi. Nelle ultime settimane, sotto i riflettori è finito soprattutto il comparto delle memorie, altro snodo hardware essenziale ma finora rimasto più in ombra rispetto ai chip. Da inizio anno Samsung, SK Hynix, Micron Technology e SanDisk hanno registrato rialzi a tre cifre.

Il segmento delle memorie ne è un buon esempio. Fino a ieri l'attenzione era concentrata quasi esclusivamente sui processori grafici, ma i modelli AI devono anche spostare quantità enormi di dati a velocità altissime: questo ha reso indispensabile una nuova generazione di chip di memoria, e chi li produce è diventato un fornitore chiave dell'intera industria”, continua il gestore di Banca Generali.

C’è poi il nodo energia: i data center stanno contribuendo sempre di più alla crescita della domanda globale di elettricità.

Secondo i dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, i loro consumi sono destinati a più che raddoppiare entro il 2030. Torna così centrale il tema dell'energia in tutte le sue declinazioni: dalle rinnovabili al nucleare, fino alle infrastrutture di rete”, sottolinea Valentini.

Ma è passando dagli abilitatori ai beneficiari della nuova tecnologia che il quadro delle opportunità si amplia davvero.

Come in ogni grande ciclo tecnologico, il valore tende a spostarsi da chi inventa la tecnologia a chi costruisce su di essa servizi concreti e a chi la integra nei propri processi. In tal senso, l’AI può portare benefici significativi nei settori ad alta intensità di ricerca e sviluppo, di cui il farmaceutico è un esempio”, prosegue Valentini.

A cosa prestare attenzione

Detto questo, non è tutto oro ciò che luccica. Il rally dell’AI ha spinto in alto le valutazioni del tech, alimentando interrogativi sul rischio bolla. E anche la dimensione, quasi senza precedenti, degli investimenti in corso resta un fattore di incertezza.

Un punto di attenzione: i grandi gruppi tecnologici stanno destinando cifre record alla costruzione di infrastrutture dedicate all'AI, ma la maggior parte delle aziende che dichiara benefici non è ancora in grado di quantificarli. Si investe molto, la prova dei risultati è ancora da costruire”, avverte il gestore.

E, come in ogni rivoluzione tecnologica, anche questa produrrà vincitori e sconfitti.

Un esempio, forse non scontato, è quello dei produttori di software. “Da monitorare anche il settore del software tradizionale: gli agenti AI potrebbero sostituire funzioni oggi coperte da costosi abbonamenti a piattaforme gestionali, erodendone gradualmente le quote di mercato”, sottolinea ancora Valentini.

Il quadro che emerge è quello di una corsa entrata in una fase più matura e articolata: l’hype resta, ma il mercato si sta già allargando oltre NVIDIA e i grandi hyperscaler, aprendo spazio a nuovi potenziali vincitori.

Siamo nella fase di entusiasmo del ciclo. La storia insegna che dopo l'euforia arriva spesso una correzione, seguita da un consolidamento in cui sopravvivranno i soggetti con fondamentali solidi. La qualità dell'analisi resta la variabile più importante per chi intende costruire esposizione in modo informato e duraturo. Un valore che solo la gestione attiva e professionale può offrire”, conclude Valentini.

L’intelligenza artificiale è ormai entrata nel vivo: nei bilanci delle aziende, nelle strategie dei grandi fondi e, sempre di più, nelle scelte di chi investe.

Capire dove si concentra il cambiamento reale è il primo passo per posizionarsi con lucidità.

Lorenzo Valentini, Portfolio Manager del Team Gestioni Personalizzate di Banca Generali Lorenzo Valentini, Portfolio Manager del Team Gestioni Personalizzate di Banca Generali
Fino a poco fa, investire in AI voleva dire comprare chip. Oggi la filiera è molto più ampia: parte dai processori, passa per i data center e arriva alle applicazioni che usiamo ogni giorno. Lungo questa catena si trovano opportunità meno affollate rispetto ai nomi già noti. La qualità dell'analisi resta la variabile più importante per chi intende costruire esposizione in modo informato e duraturo. Un valore che solo la gestione attiva e professionale può offrire

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