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Covid, Inflazione e il XX Congresso del Pcc: lo sguardo sui mercati cinesi
Covid, Inflazione e il XX Congresso del Pcc: lo sguardo sui mercati cinesi
20 ottobre 2022#WeeklyWatch

Covid, Inflazione e il XX Congresso del Pcc: lo sguardo sui mercati cinesi

Da 54mila miliardi di Yuan a oltre 116mila miliardi. È la crescita registrata nell’ultimo decennio dal Pil della Cina, che nell’arco di due lustri è più che raddoppiato, portando la Repubblica Popolare tra le grandi potenze economiche del Pianeta.

Un risultato di così grande portata non poteva non essere rivendicato con forza da Xi Jinping, il presidente cinese che ha da poco aperto i lavori del Congresso del Partito Comunista e che si appresta (con ogni probabilità) a ricevere un terzo e inedito mandato di governo.

Cina, la crescita del PIL prevista

Proprio i temi dell’economia sono ai primi posti tra le tematiche trattate al Congresso, visto che la Cina di Xi Jinping continua a rivendicare, non a torto, il suo ruolo da protagonista sullo scacchiere economico mondiale. Ma quali sono oggi le prospettive della crescita economica cinese dopo un decennio di boom e quali le ripercussioni sui mercati finanziari? Per il 2022, le stime del Fondo Monetario Internazionale parlano di un aumento del Pil in Cina del 3,2%, assai lontano dalla recessione ma ben al di sotto dei livelli toccati nei decenni passati, quando l’economia cresceva a un ritmo sopra l’8%.

Cina, i punti deboli dell’economia

A pesare ci sono alcuni fattori da non trascurare, messi in evidenza da Dante Roscini, professore della Harvard Business School: “C’è una bolla immobiliare che è un problema grosso, visto che due terzi della ricchezza delle famiglie cinesi è nel mattone”, dice Roscini. A questi fattori, si aggiunge la difficile lotta alla pandemia del Covid-19: nella Repubblica Popolare, a differenza che in Occidente, i vaccini non hanno funzionato benissimo e il governo continua ad affrontare l’emergenza sanitaria con restrizioni molto forti, che ovviamente hanno effetti negativi sulla produzione e la crescita. Tra gli elementi critici messi in evidenza da Roscini riguardo all’economia di Pechino, c’è anche il calo degli investimenti esteri, l’aumento del debito pubblico, una disoccupazione giovanile elevata e la diminuzione dell’export che tuttavia, sottolinea il professore della Harvard Business School, “è un fenomeno in parte voluto, perché le autorità locali hanno cercato di favorire anche una crescita alimentata dai consumi interni”.

Cina, gli effetti della conferma di Xi Jinping

Fatte queste premesse, Roscini non manca però di sottolineare un aspetto di segno opposto. Oggi, aldilà del giudizio sul regime di Xi Jinping, molti osservatori della business community internazionale considerano comunque la conferma del presidente in carica un segno positivo per l’economia. Non va infatti dimenticato che l’attuale presidente tiene saldamente in mano il potere ma la solidità del suo regime dipende in gran parte proprio dalla crescita economica. Viene dunque considerato probabile che, una volta riconfermato, il leader cinese continui in una politica di sostegno e stimolo al Pil.

Cina, le prospettive per i mercati azionari

Un ruolo analogo è svolto dalla banca centrale cinese (PBoc) che, a differenza delle autorità monetarie occidentali, non ha adottato misure restrittive. Anzi, il suo orientamento è espansivo e sembra oggi inevitabile che sia così, anche per evitare ulteriori problemi al sistema immobiliare. Questo mix di politica monetaria espansiva e possibile introduzione di misure a sostegno della crescita da parte del governo potrebbero dunque favorire il settore azionario cinese, offrendo opportunità agli investitori, dopo un anno tutt’altro che esaltante, con la borsa di Shanghai ha perso il 15% circa nell’arco di 12 mesi.

Cina: le opportunità per gli investitori

Il mercato azionario cinese presenta attualmente valutazioni a sconto rispetto alla media degli ultimi anni”, dice Corrado Cominotto, responsabile delle Gestioni Patrimoniali Attive di Banca Generali, che sottolinea come il rapporto tra prezzo dei titoli e utili attesi delle aziende sia su livelli bassi, pari in media a 9,3 volte. “Il grosso della volatilità dell’ultimo periodo”, aggiunge Cominotto, “è stato causato non solo da motivi economici ma anche da motivi sanitari. Da inizio anno la Cina presenta performance inferiori a quelle dell’indice MSCI World. Buona parte della volatilità è stata registrata in concomitanza a dichiarazioni di chiusure di aree a causa dei contagi Covid”. Il responsabile delle Gestioni Patrimoniali Attive di Banca Generali evidenzia anche che la performance si sia stabilizzata a partire dal mese di agosto grazie in particolar modo ai ritorni fatti registrare delle azioni classe A (relative al mercato domestico). Un importante “catalyst“ per il mercato cinese arriverà in concomitanza dell’inizio della campagna vaccinale successiva all’autorizzazione di un vaccino con efficacia analoga a quelli americani ed europei. Tale evento, previsto per inizio 2023, si auspica che porrà fine ai lockdown ad intermittenza che hanno caratterizzato la Cina negli ultimi mesi. “La Cina”, sottolinea inoltre Cominotto, “a differenza dei principali paesi sviluppati, presenta previsioni di crescita del Prodotto Interno Lordo per il prossimo anno superiore a quello atteso nel 2022 (4,6% nel 2023 contro il 3% del 2022). Per tali motivi siamo attualmente più costruttivi per il futuro sul mercato cinese di quanto non lo fossimo stati in passato”.

Corrado Cominotto, responsabile delle Gestioni Patrimoniali Attive di Banca Generali Corrado Cominotto, responsabile delle Gestioni Patrimoniali Attive di Banca Generali
Il mercato azionario cinese presenta attualmente valutazioni a sconto rispetto alla media degli ultimi anni. Il grosso della volatilità dell’ultimo periodo è stato causato non solo da motivi economici ma anche da motivi sanitari. Da inizio anno la Cina presenta performance inferiori a quelle dell’indice MSCI World.

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