Vai al contenuto principale
  • Website in English, switch to italian
Vai al contenuto principale
Febbre da chip sui mercati, tra nuove frontiere di prodotto e rischi geopolitici
05 giugno 2026#WeeklyWatch

Febbre da chip sui mercati, tra nuove frontiere di prodotto e rischi geopolitici

Lo sbarco di Nvidia sul mercato retail è l’ultimo capitolo del rally dei semiconduttori sulle Borse globali. Ma sullo sfondo, il nodo geopolitico tra Taiwan, Stati Uniti e Cina proietta un’ombra di incertezza su un’industria sempre più cruciale per molti Paesi.

Chip e semiconduttori sono sempre più il motore dei mercati. Il rally di questo settore, che in precedenza rappresentava già da tempo uno dei pilastri abilitanti del segmento tech senza però essere una ‘star’ delle Borse, dura ormai da tre anni. Un periodo durante il quale le novità sul fronte di processori e affini si sono affermate come driver degli investimenti al pari di dati macroeconomici e relazioni trimestrali.

La mossa di NVIDIA alla conquista del mercato retail

Ultimo esempio in questo senso è quello dell’annuncio, alla fiera tecnologica di Taipei, del lancio del chip RTX Spark da parte di NVIDIA, destinato al mercato dei personal computer.

Questa novità “ha dato un segnale chiaro al mercato: la corsa ai semiconduttori non riguarda più soltanto i grandi data center e gli hyperscaler, ma si estende ormai al cuore stesso dell’informatica, il PC, sfidando direttamente i protagonisti storici del settore come Intel, AMD e Apple”, spiega Andrea Mongardini, portfolio manager di Banca Generali.

L’ambizione della società guidata dal CEO Jensen Huang è ora quella di presidiare non solo le Graphic Processing Unit (o GPU, ovvero i processori per immagini, video e grafica che sono alla base dell’infrastruttura dei data center), ma una porzione sempre più ampia dell’intera filiera del calcolo per l’Intelligenza Artificiale. Huang ha spiegato che questi chip sono stati progettati per usare agenti AI direttamente sui dispositivi personali, senza dover dipendere continuamente dal cloud, mettendo a disposizione un computer pensato per coordinare assistenti digitali capaci di svolgere compiti autonomamente.

Un settore in pieno sviluppo

Un potenziale nuovo paradigma in un settore, quello dei semiconduttori, che continua a rappresentare uno dei principali driver delle borse globali, sostenuto da una domanda strutturale legata alla costruzione dell’infrastruttura abilitante per l’Intelligenza Artificiale.

Nella stagione appena conclusa, spiega Mongardini, “gli utili globali del comparto sono cresciuti di circa l’80%. Questo trend strutturale ha consentito all’indice Nasdaq di raddoppiare il valore negli ultimi tre anni, registrando al tempo stesso un calo delle valutazioni, con i multipli passati da 27 volte gli utili a 25 volte gli utili”.

In parole povere: il Nasdaq oggi, tenendo conto dell’aumento degli utili societari, è meno caro di quanto non lo fosse quando valeva la metà.

Le società tecnologiche non stanno avendo negli ultimi anni alcuna forma di ciclicità tipica degli altri settori. Anche negli ultimi mesi dallo scoppio della guerra USA - Iran, nessuna società tech ha dato segnali di rallentamento degli investimenti”, sottolinea il gestore di Banca Generali.

La spesa per gli investimenti AI: più strutturale che ciclica

Ricavi, utili e free cash flow delle società all’interno del Nasdaq crescono a ritmi nettamente superiori rispetto al mercato più ampio. Una dinamica che, sintetizza Mongardini, riflette “un trend strutturale e non temporaneo”.

La sovraperformance delle società del Nasdaq rispetto a quelle dell'S&P 500

La partita geopolitica

Accanto ai driver industriali, resta centrale la dimensione geopolitica”, avverte il gestore.

Taiwan rappresenta ancora il cuore della produzione globale di chip avanzati, ma la persistente minaccia di una possibile futura invasione cinese dell’isola, o di un blocco navale attorno ad essa, costituiscono una coltre di incertezza che, seppur giocoforza ignorata, resta presente.

Anche per questo motivo gli Stati Uniti hanno accelerato le politiche di reshoring per ridurre la dipendenza dalla produzione di chip localizzata a Taiwan e in altri Paesi asiatici, riportando la manifattura di questi asset strategici sul suolo americano. Una potenziale minaccia a lungo termine per l’economia di diversi Paesi dell’area APAC, dove l’industria dei chip rappresenta una componente ormai preponderante della crescita economica e dei mercati finanziari locali.

Quello che si osserva “è una forte concentrazione nei mercati asiatici con, a titolo di esempio, l’indice azionario coreano in cui 2 titoli (Samsung e SK Hynix) arrivano a pesare oltre il 45% del totale della capitalizzazione dell’intero indice. Stesso discorso per Taiwan, in cui la sola TSMC pesa oltre il 20% dell’indice azionario”, sottolinea Mongardini.

Sul fronte cinese, la risposta alle restrizioni occidentali si è tradotta in una politica industriale sempre più orientata all’autosufficienza: Pechino ha sostenuto con importanti sussidi la crescita di campioni nazionali come Huawei e SMIC, incentivando la localizzazione della filiera, e punta a ridurre la dipendenza dai chip più avanzati prodotti all’estero, in particolare negli USA. Una strategia che, pur scontando ancora un gap tecnologico rispetto ai leader globali, sta accelerando gli investimenti domestici e contribuendo a rendere la competizione sui semiconduttori per l’intelligenza artificiale sempre più accesa.

In sintesi, “il comparto si colloca al centro di un complesso equilibrio tra innovazione, domanda strutturale e geopolitica. In uno scenario caratterizzato da forte concentrazione, rapida evoluzione tecnologica e rischi geopolitici, la gestione attiva diventa fondamentale per selezionare i vincitori lungo la filiera e costruire un’esposizione realmente diversificata, capace di cogliere il potenziale del settore mitigandone al contempo i rischi”, conclude il gestore.

Andrea Mongardini, portfolio manager di Banca Generali. Andrea Mongardini, portfolio manager di Banca Generali.
Le società tecnologiche non stanno avendo negli ultimi anni alcuna forma di ciclicità tipica degli altri settori. Anche negli ultimi mesi dallo scoppio della guerra USA - Iran, nessuna società tech ha dato segnali di rallentamento degli investimenti.

Condividi