“Accanto ai driver industriali, resta centrale la dimensione geopolitica”, avverte il gestore.
Taiwan rappresenta ancora il cuore della produzione globale di chip avanzati, ma la persistente minaccia di una possibile futura invasione cinese dell’isola, o di un blocco navale attorno ad essa, costituiscono una coltre di incertezza che, seppur giocoforza ignorata, resta presente.
Anche per questo motivo gli Stati Uniti hanno accelerato le politiche di reshoring per ridurre la dipendenza dalla produzione di chip localizzata a Taiwan e in altri Paesi asiatici, riportando la manifattura di questi asset strategici sul suolo americano. Una potenziale minaccia a lungo termine per l’economia di diversi Paesi dell’area APAC, dove l’industria dei chip rappresenta una componente ormai preponderante della crescita economica e dei mercati finanziari locali.
Quello che si osserva “è una forte concentrazione nei mercati asiatici con, a titolo di esempio, l’indice azionario coreano in cui 2 titoli (Samsung e SK Hynix) arrivano a pesare oltre il 45% del totale della capitalizzazione dell’intero indice. Stesso discorso per Taiwan, in cui la sola TSMC pesa oltre il 20% dell’indice azionario”, sottolinea Mongardini.
Sul fronte cinese, la risposta alle restrizioni occidentali si è tradotta in una politica industriale sempre più orientata all’autosufficienza: Pechino ha sostenuto con importanti sussidi la crescita di campioni nazionali come Huawei e SMIC, incentivando la localizzazione della filiera, e punta a ridurre la dipendenza dai chip più avanzati prodotti all’estero, in particolare negli USA. Una strategia che, pur scontando ancora un gap tecnologico rispetto ai leader globali, sta accelerando gli investimenti domestici e contribuendo a rendere la competizione sui semiconduttori per l’intelligenza artificiale sempre più accesa.
In sintesi, “il comparto si colloca al centro di un complesso equilibrio tra innovazione, domanda strutturale e geopolitica. In uno scenario caratterizzato da forte concentrazione, rapida evoluzione tecnologica e rischi geopolitici, la gestione attiva diventa fondamentale per selezionare i vincitori lungo la filiera e costruire un’esposizione realmente diversificata, capace di cogliere il potenziale del settore mitigandone al contempo i rischi”, conclude il gestore.