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Fed e Bce: sfide diverse e percorsi divergenti?
08 luglio 2026#WeeklyWatch

Fed e Bce: sfide diverse e percorsi divergenti?

Negli Usa l’inflazione resta ostinata e la Casa Bianca chiede tagli; in Eurozona la stretta monetaria riapre il nodo della credibilità dell’Eurotower. Sullo sfondo, l’incognita Lagarde aggiunge tensione allo scenario europeo

Mai come oggi Fed e Bce sembrano muoversi su binari opposti. A Washington, la banca centrale americana riparte da un nuovo presidente, chiamato a misurarsi con un’inflazione ancora tenace, un mercato del lavoro difficile da leggere e le pressioni sempre più esplicite della Casa Bianca per un taglio dei tassi.

A Francoforte, invece, l’Eurotower ha scelto la linea dura, alzando il costo del denaro per difendere la propria credibilità di fronte al ritorno delle pressioni sui prezzi. Ma sullo sfondo pesa anche l’incognita Christine Lagarde, con le voci di una possibile uscita anticipata che aggiungono un ulteriore elemento di incertezza alla traiettoria della politica monetaria europea.

L'andamento dell'inflazione tra Stati Uniti ed Eurozona

Fed: Warsh debutta da falco, ma il quadro è incerto

Kevin Warsh ha assunto la presidenza della Federal Reserve durante uno degli scenari più insidiosi della recente storia monetaria”, spiega Giulio Siniscalco, portfolio manager di Banca Generali.

L’indicatore dell’inflazione preferito dalla Fed, l’indice Pce, è salito del 3,8% su base annua ad aprile, il dato più alto dal 2023, per poi tornare in area 3,4% a maggio.

L’inflazione ostinatamente sopra il target, insieme “al tono più ‘da falco’ del previsto usato da Warsh durante il meeting di debutto a giugno hanno fatto impennare i rendimenti dei Treasury a due anni di oltre 10 punti base, il balzo giornaliero più grande durante una riunione della Fed da oltre un anno”, continua l’esperto.

Nonostante Warsh abbia parzialmente corretto il tiro al Forum di Sintra, i mercati si attendono ora un rialzo dei tassi e prevedono un aumento di 25 punti base entro fine 2026. A frenare le attese su una Fed più restrittiva sono forse “i contrastanti dati sul mercato del lavoro americano, che rappresenta la variabile più difficile da decifrare nell’attuale ciclo. Il tasso di disoccupazione si colloca al 4,3%, tecnicamente ancora in territorio di piena occupazione, ma le revisioni al ribasso dei dati sui payroll degli ultimi mesi hanno sollevato domande sulla qualità e sulla sostenibilità della creazione di posti di lavoro”, spiega il gestore di Banca Generali.

Le attese sulla politica monetaria della Fed

La combinazione tra un tasso di disoccupazione basso e una dinamica salariale che fatica a raffreddarsi alimenta l’incertezza.

La Fed non può ignorare il rischio che un mercato del lavoro ancora teso continui a trasmettere pressioni inflazionistiche sui servizi, rendendo la disinflazione un processo lento e non lineare. Warsh si trova così intrappolato tra un mercato obbligazionario che scommette su rialzi dei tassi, una Casa Bianca che chiede tagli e un flusso di dati macro che non offre una narrazione univoca”, aggiunge Siniscalco.

Bce presa in contropiede dal rallentamento dei prezzi. Lagarde in uscita?

Se la Fed ha adottato un tono più restrittivo nella riunione di giugno, la Banca centrale europea è passata direttamente ai fatti, alzando il tasso sui depositi di 25 punti base e portandolo al 2,25%: la prima stretta in quasi tre anni.

La decisione è stata presentata come una difesa necessaria della credibilità della Bce, con Lagarde che ha esplicitamente avvertito che i rischi di inflazione si stavano diffondendo oltre la componente energetica e i salari”, spiega Siniscalco.

Eppure, tre settimane dopo la decisione, unanime, l’inflazione dell’Eurozona è scesa al 2,8% a giugno, sorprendendo al ribasso, mentre i prezzi del petrolio sono tornati bruscamente verso i livelli precedenti alla guerra. Lagarde, parlando al forum di Sintra, ha riconosciuto che i rischi sia per l’inflazione sia per la crescita sono diventati più “equilibrati” rispetto a qualche settimana prima.

Uno scenario in cui i mercatihanno rivisto più volte, e con maggiore volatilità rispetto agli Stati Uniti, le aspettative sul tasso atteso a fine 2026, oggi previsto in aumento di altri 25 punti base”, continua l’esperto.

Le attese sulla politica monetaria della Bce

D’altro canto, prosegue Siniscalco, “la decelerazione dell’inflazione europea pone Christine Lagarde di fronte a un dilemma di comunicazione e di credibilità non meno complesso di quello affrontato da Warsh: da un lato la disinflazione più rapida del previsto offre margine per una politica meno restrittiva, dall’altro la crescita nell’area euro rimane fragile e disomogenea, oggi rivista al ribasso allo 0,6% per il 2026, con la Germania ancora in difficoltà strutturale e la periferia esposta ai rischi fiscali”.

Le attese sulla crescita nel 2026 in Usa e UE

Sul tavolo resta inoltre il tema della possibile uscita anticipata di Lagarde da Francoforte. Le indiscrezioni, riaccese a margine del forum di Sintra e poi alimentate dalle parole della stessa presidente, che non ha escluso un addio prima della scadenza naturale del mandato nell’ottobre 2027, si intrecciano con il calendario politico francese e con la volontà di far pesare una voce europeista nel dibattito presidenziale del 2027. Per la Bce, tuttavia, l’ipotesi apre un ulteriore fronte di incertezza.

Il contrasto tra le due banche centrali è netto ma asimmetrico. La Fed affronta l’ulteriore complicazione delle pressioni politiche. In Europa la sfida è di natura diversa: il rischio per la Bce è quello di ripetere l’errore del 2011, attuando una stretta monetaria durante un rallentamento economico, per poi invertire la rotta mesi dopo, a un costo reputazionale significativo”, avverte Siniscalco.

Se le sfide sono diverse, gli esiti sul mercato obbligazionario non sono troppo dissimili. “Le curve obbligazionarie hanno subito un marcato appiattimento ribassista, con il tratto a breve scadenza della curva dei rendimenti spinto al rialzo dal cambiamento delle attese sui cicli monetari. Sono invece tornati a scendere i rendimenti sul tratto lungo delle curve, ormai quasi vicini ai livelli di inizio anno, ma ancora ben sopra i minimi raggiunti subito prima dell’inizio del conflitto in Medio Oriente”, conclude il gestore.

Giulio Siniscalco, portfolio manager di Banca Generali Giulio Siniscalco, portfolio manager di Banca Generali
Il contrasto tra le due banche centrali è netto ma asimmetrico. La Fed affronta l’ulteriore complicazione delle pressioni politiche. In Europa la sfida è di natura diversa: il rischio per la Bce è quello di ripetere l’errore del 2011, attuando una stretta monetaria durante un rallentamento economico, per poi invertire la rotta mesi dopo, a un costo reputazionale significativo

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