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Wall Street oltre l’AI: le banche riaccendono il tema diversificazione
21 October 2026#WeeklyWatch

Wall Street oltre l’AI: le banche riaccendono il tema diversificazione

Utili solidi e titoli sotto pressione: le trimestrali delle big bank Usa invitano a guardare oltre la tecnologia. Con mercati sempre più concentrati, tornano al centro diversificazione e gestione attiva

Wall Street e i mercati azionari globali non vivono di sola intelligenza artificiale. A ricordarlo, da ultime, sono state le trimestrali delle grandi banche americane, che hanno riportato sotto i riflettori motori di crescita diversi dalla tecnologia. Esaurita la spinta del rialzo dei tassi, il settore cerca slancio oltre il margine d’interesse, facendo leva su fonti di ricavo diversificate. I titoli sono stati sotto pressione nelle ultime settimane, ma i conti hanno raccontato piuttosto una tenuta dei risultati.

E il settore finanziario non è l’unico ‘ritardatario’ di un mercato azionario globale che ultimamente guarda in prevalenza al tema dell’AI, sollevando timori su un’eccessiva concentrazione degli indici. Infatti, anche l’azionario europeo e alcuni mercati emergenti hanno decisamente sottoperformato. Una circostanza che può creare occasioni di acquisto in chiave di diversificazione del portafoglio.

Le big bank aprono le danze delle trimestrali e tornano sotto i riflettori

Utili solidi, ma titoli sotto pressione: per le grandi banche americane, battere le attese non basta più. Il mercato guarda oltre le trimestrali e interroga la sostenibilità dei profitti, tra rendimenti obbligazionari elevati e incertezza sulle operazioni di finanza straordinaria. I conti, però, mostrano come trading, gestione patrimoniale e investment banking possano affiancare il margine d’interesse nel sostenere la redditività.

Il settore delle grandi banche USA, “pur avendo fatto molto bene negli anni recenti, ha ancora molto valore implicito da esprimere. L’aumento dei tassi d’interesse del 2022/2023 da parte delle principali Banche centrali aveva infatti spinto i profitti da ‘margine d’interesse’ alimentando forti apprezzamenti in borsa. Ma ora vi sono altri driver che sostengono i bilanci delle banche, e che diventano anzi più corposi in periodi di elevata incertezza e volatilità sui mercati”, spiega Alessio Enrico Gerbella, Responsabile Gestioni Patrimoniali Family Office di Banca Generali.

Questi driver emergono dai risultati del terzo trimestre 2026 appena pubblicati dalle maggiori banche americane: Goldman Sachs e Citigroup hanno registrato utili da negoziazione di titoli in forte crescita; Morgan Stanley ha riportato profitti dalle attività di wealth management e investment banking superiori a quelli generati dal margine d’interesse. Le trimestrali raccontano una redditività alimentata da più fonti. Un quadro che evidenzia il peso dei servizi e delle commissioni nei bilanci delle grandi banche USA.

“Anche le banche europee non saranno indifferenti al balzo dei profitti da trading di azioni, obbligazioni e derivati per conto dei clienti che, chiaramente, aumentano proprio in periodi di forte volatilità dei mercati. Non a caso, molte banche europee hanno puntato a espandere tali attività negli anni recenti, proprio in previsione di una minor spinta propulsiva dal margine d’interesse, e per avere quindi conti economici più resilienti nelle diverse fasi economiche e di mercato”, sottolinea Gerbella.

L’esempio più recente è quello di SocGen che, nel piano strategico presentato lo scorso settembre, ha annunciato un’espansione delle proprie attività di negoziazione e dei servizi su titoli rivolti alla clientela istituzionale, in particolare hedge fund e asset manager.

Al contempo, il rialzo dei rendimenti obbligazionari è un’arma a doppio taglio per le banche USA: può aumentare i ricavi sui nuovi impieghi, ma riduce il valore dei titoli a tasso fisso già in portafoglio. Se cresce anche il costo della raccolta, il beneficio sui margini può assottigliarsi. E finanziamenti più cari possono frenare la domanda di credito.

Mercati concentrati, rischi crescenti

Il settore finanziario non è l’unico penalizzato negli ultimi mesi. Mentre S&P 500 e NASDAQ sono rimasti vicini ai massimi nonostante il rialzo dei rendimenti obbligazionari, l’azionario europeo e alcuni mercati emergenti hanno registrato performance decisamente inferiori.

“Tra i principali fattori alla base di questa dispersione vi sono sicuramente il continuo aumento degli utili attesi delle società maggiormente esposte all’Intelligenza artificiale (AI), molto rappresentate negli indici americani e molto meno in quelli europei, e il rialzo dei costi energetici, che penalizza soprattutto l’Europa”, continua il gestore.  

Gli investitori sono in sottopeso sull'azionario europeo

Gli investitori sono tornati a sovrappesare gli asset americani e il dollaro, in deciso apprezzamento nelle ultime settimane.

“Queste dinamiche hanno accentuato la concentrazione geografica, valutaria e settoriale dei portafogli azionari globali, aumentandone la vulnerabilità in caso di cambiamenti nel sentiment degli investitori”, sottolinea Gerbella, come si è visto nella primavera del 2025. E la volatilità legata all’AI, prosegue l’esperto, “è destinata a rimanere elevata, anche alla luce della crescente attenzione del mercato al rapporto tra costi e benefici dei massicci investimenti nel settore, come dimostrato dalla forte correzione di luglio dei semiconduttori e di altri titoli tech”.

Diversificare oltre la tecnologia

Cresce quindi l’esigenza di diversificare i portafogli azionari tra aree geografiche e settori meno esposti alla tecnologia. E le alternative non sembrano mancare.

“L’Europa e alcuni mercati emergenti dell’area LATAM (America Latina) sono meno sensibili al tema AI e presentano attualmente un buon punto d’ingresso, essendo a sconto e in forte sottopeso nei portafogli degli investitori, caratteristiche che ne amplificano il potenziale di recupero qualora emergessero driver positivi, primo fra tutti una credibile de-escalation del conflitto in Iran”, continua il gestore.

Sul piano settoriale, un calo dei prezzi energetici dai recenti picchi potrebbe favorire il Travel & Leisure: le compagnie aeree beneficerebbero di minori costi del carburante, gli alberghi di una maggiore capacità di spesa delle famiglie per viaggi e tempo libero.

“Allo stesso modo, un graduale rientro dei rendimenti obbligazionari potrebbe favorire i comparti maggiormente penalizzati dal loro recente rialzo, tra cui Utilities, Clean Energy e Small/Mid Cap. In sintesi, una normalizzazione dei prezzi energetici e dei tassi d’interesse potrebbe essere il fattore in grado di innescare la diffusione dei rialzi azionari a un numero maggiore di titoli e settori, aumentando così le opportunità di rendimento offerte da un portafoglio ben diversificato”, aggiunge Gerbella.

Le trimestrali delle grandi banche USA offrono così una chiave di lettura che va oltre il settore: “i motori della redditività non si esauriscono nella tecnologia e la tenuta degli utili può convivere con titoli sotto pressione. Per i portafogli, la sfida non è inseguire il prossimo vincitore, ma diversificare le fonti di crescita. È qui che entra in gioco la gestione attiva: distinguere tra andamento dei prezzi e solidità dei fondamentali, valutare le opportunità e ricalibrare le esposizioni al mutare dello scenario”, conclude il gestore di Banca Generali.

Alessio Enrico Gerbella, Responsabile Gestioni Patrimoniali Family Office di Banca Generali Alessio Enrico Gerbella, Responsabile Gestioni Patrimoniali Family Office di Banca Generali
"I motori della redditività non si esauriscono nella tecnologia e la tenuta degli utili può convivere con titoli sotto pressione. Per i portafogli, la sfida non è inseguire il prossimo vincitore, ma diversificare le fonti di crescita. È qui che entra in gioco la gestione attiva: distinguere tra andamento dei prezzi e solidità dei fondamentali, valutare le opportunità e ricalibrare le esposizioni al mutare dello scenario"

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