"Dallo scoppio del conflitto, l’azionario europeo e i mercati emergenti hanno mostrato una marcata sottoperformance rispetto agli altri mercati globali. L’Europa è risultata particolarmente penalizzata dalla forte dipendenza dalle importazioni di petrolio e gas, che, in un contesto di crescente avversione al rischio, si è tradotta in una flessione di quasi il 10% dell’indice STOXX 50, rispetto a un calo più contenuto dell’MSCI World sceso di circa ‑6% in euro”, sottolinea Cominotto.
Anche i mercati emergenti in aggregato hanno sofferto, risentendo sia dell’aumento dei prezzi delle materie prime, che ha impattato i Paesi importatori di Oil&Gas, sia del rafforzamento del dollaro, tornato a svolgere un ruolo di bene rifugio. Dalla fine di febbraio, il dollaro si è infatti apprezzato di oltre il 3%, contribuendo a una sottoperformance dell’azionario emergente di oltre il 9% in euro.
Tra i singoli mercati emergenti è stata evidente la separazione tra i Paesi produttori industriali dipendenti dalle forniture energetiche e quelli che invece sono forti esportatori di energia. Così, se l’azionario indiano perde quasi il 10% (e la rupia il 2,5%), il Brasile, esportatore netto di energia, vede il suo mercato azionario sostanzialmente piatto da inizio conflitto. In sofferenza anche la Corea del Sud (-12% circa da inizio conflitto) e la Cina (Shanghai e Shenzen -5%). In parte a sorpresa si registrano performance positiva anche tra i mercati del Medio Oriente: i mercati di Oman e Arabia Saudita sono entrambi saliti, grazie al relativo isolamento rispetto ai punti più “caldi” del conflitto e all’aumento del prezzo del greggio. Al contrario, gli Emirati Arabi, al centro degli attacchi di rappresaglia dell’Iran, hanno registrato un vero tracollo, con i mercati azionari fortemente dipendenti da Real Estate, servizi finanziari e investimenti esteri che cedono quasi il 20%.
A livello settoriale, “le tensioni geopolitiche hanno penalizzato in modo significativo soprattutto la componente ciclica”, prosegue Cominotto. “Tra i settori peggiori dell’ultimo periodo si segnalano materiali di base, industriali, servizi di comunicazione e beni di consumo discrezionali”.
Al contrario, “il settore energetico ha beneficiato dell’acuirsi delle tensioni, registrando performance a doppia cifra (MSCI World Energy +15,6% in euro). Il comparto è stato sostenuto dal rialzo del prezzo del petrolio: le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno infatti riacceso i timori di una possibile interruzione dell’offerta globale, spingendo le quotazioni del Brent e rafforzando ricavi e marginalità delle società energetiche”, sottolinea il gestore.