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Avvio 2023: si punta ancora su obbligazioni e gestione attiva
Avvio 2023: si punta ancora su obbligazioni e gestione attiva
27 gennaio 2023#WeeklyWatch

Avvio 2023: si punta ancora su obbligazioni e gestione attiva

Obbligazioni e gestione attiva si confermano gli ingredienti vincenti nell’avvio del 2023 per contrastare inflazione e volatilità.  

Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea (Bce), non ha usato mezze parole: “I tassi di interesse dovranno ancora crescere in modo significativo a un ritmo costante”, ha detto Lagarde, ricordando che in sei mesi la Bce ha già innalzato il costo del denaro di ben 250 punti base (2,5%), cioè a un ritmo mai visto prima da quando è nata l’authority monetaria di Francoforte. 

L’intenzione della Banca centrale europea è dunque mantenere una politica monetaria restrittiva ancora per un po’, per riportare l’inflazione nel Vecchio Continente agli obiettivi prefissati. Per questo i risparmiatori italiani e di tutta Europa devono muoversi ancora in uno scenario complesso, dove non è facile mettere in atto strategie di investimenti vincenti.

Lo sprint delle obbligazioni

È indubbio che i titoli a reddito fisso (cioè i bond societari e i titoli di stato) abbiano recuperato molto appeal dopo un 2022 da dimenticare. Lo scorso anno, proprio a causa dell’aumento dei tassi di interesse, i prezzi delle obbligazioni sono infatti colati a picco, facendo crescere i potenziali rendimenti ottenuti da chi le acquista oggi. Nel caso dei Buoni del Tesoro Poliennali Italiani (Btp), i titoli con scadenza a 10 anni danno attualmente un rendimento superiore al 3,5% annuo, oltre due punti percentuali in più rispetto a quello garantito nelle aste di un anno fa.  Con questi numeri, viene da dire che i titoli di stato e le altre obbligazioni possono dare un po’ di sprint al portafoglio, visto che offrono interessi più corposi di prima e possono riequilibrare gli alti e bassi delle azioni all’interno di un’asset allocation bilanciata.

“Anche sulle obbligazioni societarie le opportunità non mancano, basti pensare che, a inizio del 2022, l’80% dei corporate europei rendeva meno dell’1%”, dice Paolo Baldessari, Head of Fixed Income & Alternative Investments di Banca Generali, che aggiunge: “Oggi il rendimento medio delle obbligazioni corporate di qualità è attorno al 4%, un livello che non si vedeva dal lontano 2011, anno in cui esplose la crisi dei paesi periferici e l’area Euro sembrava sull’orlo della disgregazione”.

Baldessari sottolinea che, all’interno delle Gestioni Patrimoniali di Banca Generali, è stata colta questa occasione “storica”, tornando a investire sulle obbligazioni governative e corporate, soprattutto sottoscrivendo le nuove emissioni in collocamento. “I volumi di nuovi bond portati sul mercato sono stati da record in queste prime settimane del 2023, sfiorando i 100 miliardi di euro, aggiunge l'Head of Fixed Income & Alternative Investments di Banca Generali.

“Le Gestioni Patrimoniali”, continua Baldessari, “hanno partecipato a oltre 10 'primari', con un approccio molto selettivo: la nostra preferenza va ancora a bond collocati da società con fondamentali molto solidi, cedole elevate, prezzi vicini alla pari e scadenze non particolarmente lunghe, vista l’attuale inclinazione negativa delle curve dei tassi.”

Gestione attiva contro volatilità e inflazione

In questo scenario, c’è però un elemento da non trascurare. Se è vero che la corsa al rialzo dei tassi d’interesse non è finita, come ha detto la presidente Lagarde in persona, allora dobbiamo aspettarci (o non dobbiamo escludere) altre fasi di volatilità per i prezzi delle obbligazioni, come avviene solitamente quando la politica monetaria della banca centrale è ancora restrittiva. Inoltre, non va sottovalutata un’altra variabile con cui i risparmiatori si stanno confrontando da più di un anno.

Stiamo parlando dell’inflazione, che erode incessantemente il potere di acquisto dei risparmi. Nel 2022, l’aumento dei prezzi in Italia si è attestato in media sopra l’8%, con punte di oltre l’11% nei mesi finali dell’anno. Per il 2023 il trend è invece discendente e si attende un carovita, attorno al 5-6%. Si tratta di un livello molto più basso di prima ma comunque tutt’altro che trascurabile e senza dubbio ancora superiore ai rendimenti medi delle obbligazioni, che dunque non sono attualmente in grado di compensare appieno gli effetti erosivi del caroprezzi. In questo scenario complesso, emerge chiaramente l’opportunità di affidarsi all’esperienza di un gestore attivo e a un bravo consulente finanziario, in grado di attuare le giuste strategie di portafoglio.

    Paolo Baldessari, Head of Fixed Income & Alternative Investments di Banca Generali Paolo Baldessari, Head of Fixed Income & Alternative Investments di Banca Generali
    Non mancano le occasioni anche sulle obbligazioni societarie: oggi il loro rendimento medio è attorno al 4%, un livello che non si vedeva dal lontano 2011

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