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‘Magnifici 7’ e ‘Granolas’, come orientarsi quando pochi titoli decidono i destini del mercato
‘Magnifici 7’ e ‘Granolas’, come orientarsi quando pochi titoli decidono i destini del mercato
04 marzo 2024#WeeklyWatch

‘Magnifici 7’ e ‘Granolas’, come orientarsi quando pochi titoli decidono i destini del mercato

Gruppi ristretti di titoli a grandissima capitalizzazione sono sempre più fondamentali nel dare direzione ai mercati azionari in Usa e UE. È il caso dei ‘Magnifici 7’ di Wall Street e del gruppo denominato ‘Granolas’ in Europa.

‘Magnifici 7’ e ‘Granolas’. È l’ultima coppia di acronimi nel mondo della finanza, che contrappone i ristretti gruppi di titoli a grandissima capitalizzazione che stanno guidando i rally azionari negli Stati Uniti ed Europa. Il mondo dei mercati, nel corso degli ultimi anni, ci ha abituati all’utilizzo di tantissimi acronimi, che spesso sono entrati nel gergo comune della stampa e televisione, basti pensare ai PIIGS, FAANG per arrivare appunto ai recentissimi ‘Magnifici 7’ e ‘Granolas’.

Meta, Tesla, Alphabet, Amazon, Apple, Microsoft e Nvidia, sono il gruppo dei ‘Magnifici 7’, società tecnologiche che sono tra le aziende a più elevata capitalizzazione, il valore com al mondo e che hanno trascinato Wall Street nel rally del 2023. La portata della prestazione borsistica di questo gruppo di azioni difficilmente può essere sminuita: rappresentano il 29% del valore totale dell’S&P 500 e nel 2023, stando ai dati di Goldman Sachs, hanno messo a segno un rialzo del 71% negli ultimi 12 mesi, a fronte del solo 6% guadagnato in media dagli altri 493 titoli.

Granolas, invece, è un acronimo più recente, meno altisonante del corrispettivo americano e raggruppa i pesi massimi dei listini europei: GSK, Roche, ASML, Nestlé, Novartis, Novo Nordisk, L'Oréal, LVMH, AstraZeneca, SAP e Sanofi. La loro performance di Borsa del 2023 non è stata da meno:

“Già al primo colpo d’occhio le differenze con il gruppo dei titoli americani sono evidenti nella differente natura del business delle società (sei case farmaceutiche, due rappresentanti del lusso, solo due titolo nel settore tecnologico e il leader mondiale del food&beverage), che formano un paniere ben diversificato e molto legato all’economia reale”, spiega Luca Longhi, Head of Total Return Portfolio di Banca Generali.

Questi titoli, con un valore di mercato combinato di circa 2.800 miliardi di euro (pari al 25% dell’indice europeo Stoxx 600), sono stati responsabili di oltre la metà dei guadagni del mercato azionario europeo negli ultimi 12 mesi.

“Il ‘fil rouge’ che lega tutti i componenti è lo stesso: una grande potenzialità di crescita, solida struttura patrimoniale, margini di profitto elevati, utili in aumento e, non da ultimo, dividendi sostenibili”, continua Longhi.

In termini di valutazioni le differenze con i ‘Magnifici 7’ sono molto evidenti, i ‘Granolas’ trattano con un prezzo che è di circa venti volte gli utili annuali, e vedono un aumento medio annuo dei ricavi di circa il 7% rispetto al +2% medio dell’indice. I titoli Usa dei ‘Magnifici 7’ sono invece molto più ‘costosi’, scambiando a un prezzo di circa 30 volte gli utili annui.

“Anche sul fronte dei dividendi la situazione è differente, quasi agli antipodi; infatti, i ‘Granolas’ hanno un dividendo ampiamente sopra il 2%, ed un ritmo di crescita degli stessi intorno al 10% annuo, contro lo 0,3% dei ‘Magnifici 7’ e comunque superiore ai rendimenti reali di titoli di Stato come Treasury e Bund”, sottolinea Longhi.

La corsa di Magnifici 7 e Granolas, tuttavia, non è esente da rischi, tanto per gli investitori quanto per il mercato nel suo complesso.

“Questa concentrazione degli interessi, e di conseguenza di flussi di liquidità e volumi, degli investimenti su un numero ristretto di società ha chiaramente generato benefici in termini di performance, ma ovviamente non si è esenti da rischi, in primis quello di concentrazione elevata a cui si aggiunge, per i ‘Granolas’, il peso dei ricavi extra-europei, che sono l’80%. Di questi il 38% proviene proprio dagli Stati Uniti e il 18% dalla Cina, area che vede un rischio di un inasprimento delle relazioni con l’Europa”, avverte Longhi.

Puntare solo su pochi titoli lascia gli investitori esposti alla volatilità e ai cambi di trend del mercato. Una vulnerabilità difficile da gestire per chi non si avvale del supporto di consulenza e gestione attiva.

“In questo contesto la gestione attiva ha consentito e consentirà agli investitori di adattarsi rapidamente ai cambiamenti delle condizioni di mercato, cambi repentini di direzione e periodi di volatilità. La gestione attiva consente poi agli investitori di sfruttare le opportunità di diversificazione su base geografica, settoriale e tematica”, spiega Longhi.

“Non solo, con una gestione attiva, ci si può concentrare flessibilmente anche su altri settori e geografie che in questo momento registrano delle performance inferiori alla media e che non sono giustificare in termini di fondamentali, come è evidente dal differenziale enorme tra titoli a grande capitalizzazione e small/mid cap”, conclude Longhi.

Luca Longhi, Head of Total Return Portfolio di Banca Generali Luca Longhi, Head of Total Return Portfolio di Banca Generali
In questo contesto la gestione attiva ha consentito e consentirà agli investitori di adattarsi rapidamente ai cambiamenti delle condizioni di mercato, cambi repentini di direzione e periodi di volatilità.

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