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C’è vita (sui mercati) oltre l’AI
23 July 2026#WeeklyWatch

C’è vita (sui mercati) oltre l’AI

Longhi (Banca Generali): Gli investitori guardano al comparto bancario Ue e alle TLC in scia al risiko. Forte potenziale strategico anche per la difesa e la sicurezza energetica

La grande rotazione del 2026 non sta sancendo la fine dell’era dell’intelligenza artificiale, né sta mettendo in discussione i grandi megatrend che hanno guidato i mercati negli ultimi anni. Piuttosto, sta segnando il passaggio a una fase differente del ciclo azionario, nella quale gli investitori stanno iniziando a cercare nuove fonti di rendimento oltre i tradizionali beneficiari della rivoluzione digitale. L’AI continua a rappresentare il principale motore degli investimenti globali, ma dopo un trend monotematico, il mercato sta progressivamente ampliando il proprio orizzonte verso settori che offrono valutazioni più ragionevoli, elevati cashflow e catalyst industriali ancora poco riflessi nei prezzi.

Banche UE sotto i riflettori alla prova del risiko

Tra questi emerge con forza il comparto bancario europeo che, dopo oltre un decennio di frammentazione e crescita limitata, si trova oggi nelle condizioni ideali per una nuova stagione di consolidamento. Bilanci più robusti, indici patrimoniali record e una maggiore apertura dei regulators stanno favorendo operazioni che fino a pochi anni fa sembravano difficilmente realizzabili”, afferma Luca Longhi, Head of Total Return Portfolio di Banca Generali. Il caso più emblematico è rappresentato da UniCredit e Commerzbank, una delle operazioni più osservate dagli investitori europei, ma non è l’unica. Infatti anche Banco BPM continua a essere al centro delle speculazioni strategiche, mentre Crédit Agricole ha rafforzato progressivamente la propria presenza nel mercato italiano. “Il mercato sta iniziando a prezzare un sistema bancario europeo capace finalmente di beneficiare di economie di scala, maggiore efficienza operativa e ritorni più vicini agli standard americani. In questo scenario non solo i grandi consolidatori possono generare valore, ma anche gli istituti che potrebbero diventare obiettivi di acquisizione, i cosiddetti “target”.

Anche per le TLC il consolidamento europeo è inevitabile

Un discorso analogo riguarda le telecomunicazioni. Per anni il settore è stato considerato un tipico esempio di ‘value-trap’ caratterizzato da crescita modesta e investimenti elevati. Oggi la situazione appare diversa. La crescente importanza di cloud, AI, cybersecurity e infrastrutture digitali ha riportato le reti al centro dell’attenzione strategica dei governi e degli investitori. In Europa il consolidamento appare inevitabile”, prosegue il gestore.

L’operazione che coinvolge Poste Italiane e TIM rappresenta probabilmente il caso più evidente della volontà di creare piattaforme infrastrutturali integrate capaci di combinare reti, dati, cloud e servizi digitali. Anche Deutsche Telekom, Orange, Iliad e Vodafone restano protagonisti di una fase in cui il mercato non guarda più soltanto ai ricavi tradizionali delle TLC, ma alla capacità di diventare infrastrutture essenziali dell’economia digitale europea.

La sicurezza energetica torna ad avere un valore economico esplicito

Accanto al tema del consolidamento sta emergendo un secondo grande filone strategico: la sicurezza energetica. “Le tensioni geopolitiche degli ultimi mesi hanno riportato al centro dell’attenzione uno dei principali punti vulnerabili del sistema energetico globale, lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa un quinto dei flussi mondiali di petrolio e una quota rilevante del commercio globale di gas naturale liquefatto. La sola possibilità di interruzioni prolungate del traffico energetico ha ricordato agli investitori quanto la sicurezza delle forniture sia diventata una priorità politica oltre che economica”, commenta ancora Longhi.

Qua entra in gioco uno dei temi più interessanti e forse ancora sottovalutati del mercato azionario globale: il ritorno del nucleare. Dopo anni di marginalizzazione e demonizzazione politica in alcuni Paesi, l’energia nucleare sta vivendo una profonda rivalutazione strategica. La combinazione tra crescente domanda elettrica derivante dall’intelligenza artificiale, necessità di decarbonizzazione e ricerca di indipendenza energetica sta spingendo governi e operatori a riconsiderare il ruolo dell’atomo nel mix energetico futuro.

Negli Stati Uniti società come Constellation Energy, Vistra e GE Vernova stanno beneficiando di questa narrativa; in Europa tornano al centro dell’attenzione operatori con esposizione nucleare come EDF, mentre lungo la filiera industriale crescono l’interesse e gli investimenti verso produttori di componentistica, combustibile e tecnologie legate agli Small Modular Reactor. Il nucleare presenta infatti caratteristiche uniche: produzione continua, bassissima intensità carbonica e minore dipendenza dalle rotte energetiche che attraversano aree geopoliticamente instabili.

In uno scenario in cui la sicurezza energetica torna ad avere un valore economico esplicito, il settore potrebbe diventare uno dei principali beneficiari dei nuovi piani di investimento pubblici e privati”, puntualizza l’esperto di Banca Generali.

Il comparto della difesa continua ad essere strategico

Anche il comparto della difesa continua a mantenere un forte potenziale strategico. Dopo il poderoso rialzo degli ultimi anni il mercato ha assistito a una naturale fase di consolidamento delle quotazioni, ma la traiettoria di lungo periodo resta difficilmente contestabile. L’aumento della spesa NATO, il riarmo europeo e la crescente necessità di proteggere infrastrutture critiche stanno trasformando il settore da tema tattico a strutturale.

Il lusso potrebbe regalare qualche sorpresa

Sul fronte opposto il lusso, ovvero il principale detrattore di performance da inizio anno, che dopo quasi due anni di difficoltà, appare meno una scommessa sulla ripresa dei consumi cinesi e più un esercizio di quality picking tra vincitori e perdenti. “Le aziende che sapranno preservare esclusività, desiderabilità e pricing power potrebbero rappresentare una delle sorprese positive della seconda parte dell’anno, soprattutto considerando il significativo derating subito dal comparto”, aggiunge Longhi.

La vera novità della seconda metà del 2026 è che la leadership di mercato si sta allargando. L’intelligenza artificiale resta il cuore della crescita globale, ma i flussi stanno iniziando a dirigersi verso un nuovo gruppo di vincitori: banche coinvolte nel consolidamento europeo, telecomunicazioni destinate a diventare infrastrutture critiche dell’economia digitale, società esposte al rilancio del nucleare, gruppi della difesa favoriti dalla nuova geopolitica e campioni del lusso capaci di uscire rafforzati dalla fase di rallentamento. In altre parole, il mercato sembra entrare in una fase in cui il tema dominante non è più soltanto la crescita tecnologica, ma la ricerca di sicurezza, scala industriale e autonomia strategica. Ed è spesso in queste fasi di transizione che nascono le opportunità più interessanti del ciclo successivo.

Luca Longhi, Head of Total Return Portfolio di Banca Generali Luca Longhi, Head of Total Return Portfolio di Banca Generali
Le tensioni geopolitiche degli ultimi mesi hanno riportato al centro dell’attenzione uno dei principali punti vulnerabili del sistema energetico globale, lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa un quinto dei flussi mondiali di petrolio e una quota rilevante del commercio globale di gas naturale liquefatto. La sola possibilità di interruzioni prolungate del traffico energetico ha ricordato agli investitori quanto la sicurezza delle forniture sia diventata una priorità politica oltre che economica.

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