Il binomio deficit di bilancio/inflazione rimane il driver principale.
“Finché i governi non offrono percorsi credibili di consolidamento fiscale, il premio richiesto dagli investitori per posizionarsi sulla parte destra delle curve continuerà a salire e le scadenze più lunghe rimarranno sotto pressione”, avverte Siniscalco.
Una dinamica accentuata dalla forte riduzione degli acquisti delle banche centrali rispetto all’epoca della pandemia e del quantitative easing.
“Con le banche centrali in modalità ‘quantitative tightening’, ovvero di graduale riduzione dei titoli di Stato in bilancio, e con le riserve valutarie estere in riduzione, il settore privato è chiamato ad assorbire volumi crescenti di carta”, spiega il gestore di Banca Generali.
La risposta del mercato è stata prevedibile: le banche dell’area euro sono diventate i principali acquirenti di debito sovrano europeo, avendo aumentato le loro detenzioni di quasi 320 miliardi di euro nel corso dell’ultimo anno.
In questo scenario, “le obbligazioni sovrane torneranno strutturalmente interessanti solo al materializzarsi di segnali concreti: inflazione in discesa sostenuta e impegni fiscali credibili. Fino ad allora, la prudenza sui titoli a lunga scadenza rimane la posizione più difendibile”, aggiunge Siniscalco.