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Cos’è lo short selling e perché (non) deve preoccupare l’Italia
Cos’è lo short selling e perché (non) deve preoccupare l’Italia
30 agosto 2022#Private Banking

Cos’è lo short selling e perché (non) deve preoccupare l’Italia

Le dinamiche e le conseguenze delle operazioni di short selling alla luce di quanto avvenuto negli ultimi giorni

Lo scorso 26 agosto, il Financial Times ha pubblicato un articolo a firma di Laurence Fletcher e Nicou Asgani dal titolo “Hedge funds rush to bet big against Italian debt”. I due autori hanno preso spunto da alcuni dati del S&P Global Market Intelligence per evidenziare come un gruppo di hedge fund abbia preso a prestito titoli di stato italiani per un valore di oltre 39 miliardi, il dato più alto dalla crisi del 2008 ad oggi.

Il motivo di questo prestito sarebbe di natura speculativa, con diversi fondi pronti a “shortare” questi titoli puntando su un ribasso dei prezzi dovuto a una fase di forte turbolenza e instabilità che sarebbe in arrivo per il nostro Paese. In particolare, ci sarebbero quattro timori principali:

  • la forte dipendenza dal gas russo dell’Italia;
  • la possibile instabilità politica portata dalle elezioni del 25 settembre;
  • gli stimoli della Bce che spingono al rialzo i tassi di interesse;
  • il rallentamento degli acquisti del debito sovrano ad opera della stessa Bce.

Come era prevedibile, l’articolo del Financial Times ha avuto un forte impatto mediatico ed è stato preso a spunto in campagna elettorale da praticamente tutti i partiti. Ma c’è davvero da preoccuparsi per questi numeri evidenziati dal quotidiano economico britannico? Proviamo a capirlo insieme in questo articolo.

Cos’è lo short selling e come funziona?

Prima di addentrarci nell’analisi, occorre però capire cos’è lo short selling e come funziona. Lo short selling, o vendita allo scoperto, è un’operazione finanziaria speculativa che si realizza attraverso la vendita di strumenti finanziari non posseduti con l’obiettivo di un successivo riacquisto. Per concretizzarla, un soggetto che intende fare short selling prende a prestito temporaneo da un intermediario gli strumenti finanziari di suo interesse, pagando un interesse e dando in pegno una garanzia sull’operazione.

Alla base di operazioni di questo tipo c’è la convinzione da parte dell’operatore finanziario che gli strumenti su cui effettuerà short selling saranno acquistati ad un prezzo inferiore rispetto a quello inizialmente incassato attraverso la vendita. In questo caso, l’esito dell’operazione sarà quello di un rendimento complessivo positivo.

Di fatto, quindi, si tratta di operazioni di natura opposta a quelle finanziarie tradizionali, in cui si acquistano strumenti ad un determinato prezzo con l’obiettivo di rivenderle in futuro quando tale prezzo sarà maggiore.

Fonte: Forex.com

L’Italia deve essere preoccupata da questo short selling?

Secondo l’articolo del Financial Times, il valore dei titoli di stato italiani presi a prestito dal gruppo di hedge fund si attesterebbe a 39 miliardi di euro, il livello più alto dalla crisi finanziaria del 2008. Letto così, il dato suona sicuramente come un campanello d’allarme. Ci sono però alcune considerazioni da fare.

Innanzitutto, come mostrano i dati forniti da S&P Market Intelligence, va evidenziato il fatto che l’incremento del prestito di titoli di stato da parte degli hedge fund non è specifico sull’Italia, ma sta coinvolgendo tutti i principali europei. In Francia, ad esempio, questo si attesta a 81 miliardi di euro, al massimo dal 2010; in Spagna, invece, i 19 miliardi attuali rappresentano un dato mai raggiunto prima e anche per la Germania, il picco di 121 miliardi è da considerarsi come il massimo dal 2007.

In totale, il valore complessivo del prestito titoli su tutti i Paesi europei si attesta oggi a 382 miliardi di euro, il dato più alto dal 2008. Il motivo di questi numeri è dovuto principalmente alle attese dalle nuove politiche monetarie della Bce e i progressivi rialzi annunciati sui tassi dei bond pubblici.  

I Btp sono al sicuro?

Quella sulla sicurezza dei Btp è una domanda che più di un risparmiatore attento si è posto dopo aver letto la notizia pubblicata dal Financial Times.

Ad oggi, il miglior indicatore dell’affidabilità dei nostri titoli di Stato è sempre rappresentato dallo spread, ovvero il differenziale tra i nostri Btp e quelli tedeschi. Nonostante la caduta del Governo Draghi e la crisi energetica, lo spread si sta mantenendo stabile intorno ai 230 punti base fin da giugno. Non sembra quindi risentire di questo potenziale short selling in atto.

Inoltre, pur essendo imprevedibile l’evoluzione del quadro macroeconomico dei prossimi mesi, il nostro Paese beneficia di una ulteriore garanzia. Si tratta del Tpi, ovvero lo strumento varato dalla Bce per contrastare l’allargamento disordinato degli spread dei titoli di stato dell’area Euro attraverso l’acquisizione mirata di bond nazionali.

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