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Big Tech punta 650 miliardi sull’AI. Bolla o rivoluzione?
13 February 2026#WeeklyWatch

Big Tech punta 650 miliardi sull’AI. Bolla o rivoluzione?

Le grandi società tecnologiche Usa, nelle trimestrali, hanno rivelato piani di spesa sempre più ambiziosi sull’infrastruttura di data center per l’Intelligenza Artificiale. Ma i ricavi restano ancora (in buona parte) sulla carta…

La stagione delle trimestrali non si è ancora conclusa, ma un singolo numero è già sotto tutti i riflettori: 650 miliardi di dollari, ovvero il valore complessivo degli investimenti (Capex) che Amazon, Alphabet, Microsoft e Meta faranno nel 2026 in data center, chip e infrastrutture di rete.

Una cifra che continua a sollevare interrogativi sulla profittabilità futura di questi investimenti, ma “che restituisce anche con immediatezza la scala della scommessa che le grandi aziende tech stanno facendo sull’Intelligenza Artificiale”, spiega Luca Longhi, Head of Total Return Portfolio di Banca Generali.

Il boom degli investimenti di Big Tech

I piani d’investimento di Big Tech

Amazon spenderà circa 200 miliardi di dollari, concentrati prevalentemente sulla divisione Amazon Web Services, mentre Alphabet ha comunicato una forchetta di spesa compresa tra 175 e 185 miliardi, destinata a sostenere la potenza di calcolo, l’espansione dei data center e lo sviluppo dell’ecosistema Gemini. Microsoft ha già anticipato che nel solo primo trimestre 2026 spenderà 35 miliardi con focus su GPU, CPU e contratti di affitto per i siti infrastrutturali. Meta, infine, ha preventivato spesa compresa tra 115 e 135 miliardi, dichiarando apertamente un approccio “AI‑first” per data center, server e rete, a supporto dei futuri agenti AI intelligenti.

I piani di spese delle grandi aziende tech Usa

Cifre enormi che raccontano di quello che già molti considerano un super‑ciclo industriale, nel quale l’AI non è più un concetto fumoso ed astratto utilizzato nelle hollywoodiane presentazioni di nuovi prodotti o servizi ma il motore centrale delle decisioni strategiche”, spiega Longhi.

La grande “assente” da questo trend è Apple, che destinerà “solo” 13/14 miliardi di dollari senza rinnovare e rivoluzionare il suo ecosistema esistente.

I rischi e l’incognita dei ricavi futuri

A colpire, commenta il gestore di Banca Generali, è “la concentrazione di questi investimenti, con circa il 75% della spesa per investimenti in conto capitale prevista per 2026 che sarà direttamente riconducibile all’infrastruttura per l’Intelligenza Artificiale”. In termini assoluti, si tratta di circa 450 miliardi di dollari destinati a server, GPU, data center e networking.

La grande domanda che il mercato si sta facendo è se questa montagna di investimenti sia sostenibile in termini di ritorni futuri, come sostenuto dalle grandi aziende tech.

Sul fronte della domanda, i segnali sono coerenti con questa narrazione”, spiega Longhi.

Amazon ha visto una crescita annua dei servizi AWS di quasi 40%, mentre i ricavi del cloud avanzano a ritmi sostenuti. Alphabet ha sottolineato i significativi miglioramenti nell’efficienza di Gemini, un elemento chiave per la sostenibilità futura dei margini. Microsoft, pur riconoscendo alcuni limiti su margini e capacità, evidenzia una forte accelerazione negli ordini dei clienti. Meta, infine, punta su un’AI sempre più integrata nelle proprie piattaforme social e nel business pubblicitario.

Il filo conduttore tra tutte queste big è la volontà di creare l’infrastruttura prima della piena maturazione dei ricavi. Costi e deprezzamento arrivano subito, mentre si monetizza attraverso contratti pluriennali. È proprio questo scarto temporale a rappresentare la zona di maggiore fragilità del modello. Le stime indicano che nel 2026 il livello di investimenti potrebbe assorbire gran parte, se non la totalità, del flusso di cassa operativo. In alcuni casi ciò implica un maggiore ricorso al debito e una riduzione dello spazio per buyback e dividendi” da parte delle società, avverte il gestore.

Alcuni analisti stimano che Amazon potrebbe bruciare cassa nel 2026, a causa dei costi per la costruzione dell’infrastruttura AI. Ma i segnali positivi sul fronte dei fatturati non mancano: il cloud di Alphabet è in forte accelerazione e un numero crescente di clienti paga per le soluzioni Gemini, mentre Microsoft vede nell’adozione di Copilot ricavi futuri pur ammettendo che nel breve termine ci sarà pressione sui margini

Il ritorno sugli investimenti è possibile, ma distribuito nel tempo e fortemente dipendente dall’execution, che se ben eseguita, porterà a ricavi ricorrenti efficientando il consumo energetico e i costi di manutenzione e sviluppo”, prosegue Longhi.

Una bolla?

La domanda che tutto il mercato si pone è però se questi investimenti monstre e le valutazioni elevate siano segnale di una bolla.

Da un lato, le dimensioni e la simultaneità degli investimenti alimentano timori di eccessi” e quindi di una bolla, “dall’altro la natura pluriennale dei contratti e la centralità strategica dell’AI suggeriscono che si tratti di un processo di trasformazione industriale profondo”, sottolinea il gestore di Banca Generali.

Il 2026 si profila come un anno di passaggio cruciale dove l’AI non è più solo software, ma capitale fisico: data center, chip, energia, infrastrutture. Tuttavia, i ricavi sono ancora sulla carte e in divenire e soggetti a rischi legati alla fluttuazione della domanda e a possibili nuovi disruptor tecnologici e ai limiti della supply chain energetica. 

In un contesto simile, la selezione diventa decisiva e qui il ruolo della gestione attiva è fondamentale poiché un professionista è capace di valutare la solidità finanziaria e disciplina nel capex. Affidarsi a gestori attivi con esperienza nei cicli tecnologici e capacità di navigare fasi di volatilità, diventa un elemento chiave per distinguere tra opportunità strutturali e rischi di eccesso. Finché la curva di ricavi e flusso di cassa non mostrerà una svolta evidente, l’AI resterà un tema di enorme potenziale, ma anche di elevata complessità, dove convinzione strategica e prudenza finanziaria devono necessariamente convivere”, conclude Longhi.

 

Luca Longhi, Head of Total Return Portfolio di Banca Generali. Luca Longhi, Head of Total Return Portfolio di Banca Generali.
"Cifre enormi che raccontano di quello che già molti considerano un super ciclo industriale, nel quale l’AI è il motore centrale delle decisioni strategiche. Il filo conduttore tra tutte queste big è la volontà di creare l’infrastruttura prima della piena maturazione dei ricavi"

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