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02 agosto 2021

Investimenti ESG: un trend in crescita

Il mercato degli investimenti Esg è in continua crescita, ma tra greenwashing e green paradox i rischi sono dietro l’angolo. Occorre adottare un approccio equo per trarre il massimo dei benefici da questi strumenti.

Sri, Esg, impact investing e finanza sostenibile: la sostenibilità si sta ritagliando un ruolo sempre più centrale nell’evoluzione del panorama degli investimenti. Il proliferare di nuovi strumenti sostenibili sta però portando alla nascita di nuove incognite: come si pongono gli investitori per assecondare quanto deciso a livello regolamentare? C’è davvero il rischio di green washing? Siamo davanti a una potenziale bolla? Prima di rispondere a queste domande, però, occorre fare un passo indietro per analizzare cosa sono gli investimenti sostenibili ESG attraverso l'analisi del nostro Responsabile delle Gestioni Patrimoniali Attive Corrado Cominotto.

Gli investimenti sostenibili / ESG: cosa sono?

Gli investimenti sostenibili ESG sono quel tipo di investimenti che tengono conto di rilevanti fattori ambientali, sociali e di governance nel processo di selezione e di ownership delle società, con l’obiettivo di generare ritorni sostenibili nel lungo periodo. Il loro fine ultimo è infatti quello di mobilitare i capitali necessari al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità stabiliti dai numerosi accordi internazionali fra cui quello di Parigi, il Sustainable Development Goal dell’ONU e l’European Green Deal (che prevede emissioni nette a zero nel 2050). Esempi che rientrano nei vari obiettivi sono: il livello di emissioni di Co2, il numero di ore di formazione per i dipendenti fornite dalle società, o ancora il bilanciamento nella composizione del consiglio di amministrazione in termini di genere per quanto riguarda la governance.

Esg e criteri di valutazione

A differenza dei prodotti di investimento tradizionali, nell’ambito degli strumenti sostenibili non esistono criteri valutativi standard a cui le società possono riferirsi per ottenere uno score ESG che sia comparabile con altre società, e che allo stesso tempo sia di facile comprensione per gli investitori. Nell’assenza di un unico coordinamento internazionale sui criteri ESG, l’Unione Europea si è mossa in autonomia e il 10 marzo 2021 ha introdotto nel quadro normativo continentale il cosiddetto “Regolamento sull’Informativa di Sostenibilità dei Servizi Finanziari (SFDR)” che classifica i prodotti in tipologie specifiche e include metriche per valutare gli impatti ESG del processo di investimento per ciascun fondo, ponendo molta più enfasi sulla disclosure da parte delle società emittenti.

Investimenti sostenibili ESG: quale strategia?

A livello di strategia, l’industria dell’asset management ha sviluppato oggi due differenti strade per gli investimenti sostenibili seguendo i criteri ESG: quella dell’esclusione e quella inclusiva.

  1. La prima, quella dell’esclusione, prevede due principali modalità: 1) il negative screening (preso un universo investibile si esclude un determinato settore / titolo che non risponde a criteri ESG); 2) il normed based screening, che procede all’esclusione di società che non hanno firmato un trattato internazionale o non hanno aderito ad alcune norme specifiche.
  2. La seconda, cioè quello dell’inclusione, avviene invece secondo tre modalità principali: 1) integrazione dei processi ESG all’interno delle analisi finanziarie; 2) Best in class/positive screening in cui si investe in compagnie di un universo sostenibile scegliendone i migliori; 3) investimenti tematici (es. società operanti nelle energie rinnovabili).

Si tratta di due approcci che oggi vengono universalmente adottati con una flessibilità che varia a seconda della tipologia di portafoglio in cui si inseriscono questi strumenti.

Investimenti sostenibili / ESG e rischio green washing

Come anticipato, il boom degli investimenti sostenibili / ESG sta portando a diverse riflessioni su alcune potenziali criticità per l’industria. Un fenomeno rilevante riguardo il processo di investimento è, ad esempio, il green paradox. Alcune statistiche dimostrano che la considerazione di una quantità eccessiva di fattori ESG, o viceversa il non utilizzo in quantità sufficiente, penalizza potenzialmente la performance di un investimento diversificato.

Un ulteriore aspetto legato agli investimenti sostenibili e che occorre considerare con particolare attenzione è il green washing, pratica che si verifica nel momento in cui un emittente si presenta come ESG compliant quando di fatto non lo è. Tale pratica  può essere evitata, dagli investitori più preparati, attraverso l’active ownership, approccio trasversale con cui si esercita influenza su una società facendo engagement attraverso il  dialogo ed esercitando diritto di voto per spingere la società a intraprendere approcci ESG reali. La pratica dell’active ownership completa quella di stewartship, che consiste unicamente in un rapporto di fiducia con la controparte, nella quale l’investitore mantiene un ruolo di spettatore critico nei confronti delle informazioni che vengono ricevute da parte delle società.

Riguardo il rischio di bolle sugli investimenti “green” osserviamo quanto segue: facendo una distinzione fra obbligazioni ed azioni vediamo come effettivamente sui bonds si stia creando un premio per le emissioni green rispetto a quelle tradizionali (il cosiddetto greenium). Tale premio è attualmente a circa 10bp / 15bp in media con casi eccezionali che possono arrivare anche a 25bp. Rimaniamo quindi lo stato attuale ancora a livelli accettabili. Riguardo il comparto azionario invece il concetto ESG presenta caratteristiche più variabili. In alcuni casi gli indici ESG hanno performance molto simili agli indici generalisti. Il discorso è diverso sugli investimenti tematici come energia rinnovabile, idrogeno, batterie e simili in cui effettivamente ci troviamo in alcuni casi in presenza di valutazioni elevate ma pur sempre con crescite degli utili di tutto rispetto e spesso superiori alla media di mercato.

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