EUR/USD: storia e attualità della coppia di valute più scambiata al mondo
03 agosto 2022#WeeklyWatch

EUR/USD: storia e attualità della coppia di valute più scambiata al mondo

Da vent’anni a questa parte, non si era mai visto uno scenario simile. Stiamo parlando della rivalutazione del dollaro nei confronti dell’euro, che è iniziata a partire da febbraio 2022 e ha portato la divisa statunitense attorno a un livello di parità nei confronti della moneta unica europea.

Nell’inverno scorso, un americano che voleva acquistare un euro doveva sborsare un dollaro e 14 centesimi. Alla fine di luglio, invece, la spesa per un cittadino d’Oltreoceano era scesa a 1 dollaro e appena 2 centesimi, corrispondente a circa il 10% in meno. Per quale ragione? Ma facciamo un passo indietro.

La storia dell’EUR/USD

La coppia EUR/USD è stata introdotta nel ormai lontano 1999, quando l'euro è emerso come un sostituto per diverse valute europee nazionali separate.

Fino a quel momento, ogni singola valuta europea, era stata confrontata individualmente contro il dollaro. Sebbene l'euro sia stato inizialmente introdotto per semplificare la contabilità tra i paesi dell'Eurozona, la valuta non è stata distribuita in cartamoneta al grande pubblico fino al 2002.

La coppia EUR/USD è partita inizialmente da un valore di 1,1795, ma è rapidamente scesa a un minimo di 0,8225 nell'ottobre 2000. La coppia ha raggiunto un massimo di 1,6037 nel luglio 2008 durante la crisi dei mutui subprime negli Stati Uniti.

Nelle ultime settimane il dollaro ha visto una rivalutazione nei confronti dell’euro, raggiungendo un valore pari a 1,0127.

Al di là dei numeri, si può notare dal seguente grafico come le politiche governative, il rialzo dei tassi d’interesse, le crisi geopolitiche possono avere un impatto significato sull'andamento della coppia.

EUR/USD

Euro-Dollaro: il legame con i tassi d’interesse

Per capire le ragioni della rivalutazione del dollaro nei tassi di cambio con l’euro, bisogna innanzitutto fare qualche passo a ritroso e vedere cosa è successo nell’economia mondiale (in particolare negli Stati Uniti e in Europa) tra il 2021 e il 2022, con l’allentarsi della pandemia e l’inizio della guerra tra Russia e Ucraina. Sia in America che nel Vecchio Continente, si è assistito a una impennata dell’inflazione, legata innanzitutto ai rincari delle materie prime. Le banche centrali di entrambe le sponde dell’Atlantico sono oggi impegnate a smorzare questa fiammata dei prezzi, usando lo strumento che tradizionalmente hanno a disposizione: la politica dei tassi d’interesse.

Alzando i tassi, sia la Banca centrale europea (Bce) che quella americana (Federal Reserve) cercano di dare una frenata ai consumi e quindi alla domanda di beni e servizi sul mercato. L’incremento dei prezzi (detto a grandi linee) si genera infatti quando vi è sul mercato una domanda di beni in eccesso rispetto all’offerta. Tuttavia, nei mesi scorsi gli investitori internazionali hanno avuto la netta sensazione che la Fed americana fosse intenzionata a incrementare i tassi d’interesse più velocemente rispetto alla Bce. Questo per diverse ragioni, che l’economista Carlo Cottarelli ha spiegato chiaramente in un suo editoriale sul Repubblica.

Anche se l’inflazione è più o meno agli stessi livelli su entrambe le sponde dell’Atlantico, ha spiegato Cottarelli, negli Stati Uniti sembra un fenomeno più radicato, poiché si è “estesa da tempo al di fuori del comparto energetico-alimentare, mentre ormai è in corso una rincorsa prezzi-salari facilitata da un livello di disoccupazione che non si vedeva da oltre quarant'anni”. Quando la disoccupazione è bassa e c’è molta richiesta di manodopera sul mercato, infatti, anche i salari tendono a salire visto che i lavoratori hanno maggiore potere contrattuale. Per questo il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, nell’ultima riunione dei vertici della banca centrale ha deciso di alzare di nuovo il costo del denaro negli Usa di 75 punti base (0,75%) portandolo in una forchetta tra il 2,25 e il 2,5%. “L’inflazione è troppo alta. Dobbiamo abbatterla, a ogni costo”, ha detto Powell, facendo intendere di essere pronto anche ad accettare anche un rallentamento dell’economia.

Anche la Bce guidata da Chritsine Lagarde ha iniziato ad alzare i tassi, con una manovra di 50 punti base (0,5%) al termine dell’ultima riunione. Si tratta dunque di un innalzamento più modesto che ha portato il costo del denaro in Europa in una forchetta più bassa (0,5-0,75%). La Bce sembra più “timida” nelle sue manovre perché, secondo l’analisi di Cottarelli, l’inflazione nel Vecchio Continente non si è ancora pienamente estesa fuori dal settore energetico-alimentare e perché, al di qua dell’Atlantico, non si vede quella rincorsa tra prezzi e salari che c’è in America. Inoltre, Lagarde sa benissimo che un aumento dei tassi ha effetti negativi sui paesi europei con un maggiore debito pubblico che si troveranno a spendere di più per interessi. Dunque, se molto accelerato, il caro-tassi rischia di riportare tra gli investitori una notevole dose di sfiducia sulla tenuta dell’area euro, come è avvenuto dal 2011 in poi, non appena l’economia del Vecchio Continente è entrata in crisi o in una fase di instabilità.

Dollaro: perché si apprezza nei confronti dell’euro?

Ecco allora che si arriva all’analisi di quanto avvenuto negli ultimi mesi. In America i tassi d’interesse sono più alti che in Europa e, di conseguenza, le attività finanziarie in dollari (per esempio i titoli di stato Usa, -Treasury Bond) iniziano a rendere di più che quelle in euro di uguale scadenza. Con questo scenario di fondo, è ovvio che le attività finanziarie in dollari acquistino appeal tra gli investitori internazionali, facendone crescere la domanda sul mercato e facendo dunque salire le quotazioni di biglietto verde sul mercato valutario.

Ovviamente, questa è la fotografia di quanto avvenuto nei mesi scorsi, che deve tenere conto della solita importante avvertenza: i mercati finanziari guardano sempre al futuro e dunque scontano in anticipo quanto accadrà nei mesi successivi. Hanno cioè capito in anticipo quali sarebbero state le strategie delle banche centrali e si sono mossi di conseguenza. Dunque, non va mai dimenticata una regola importante, soprattutto negli scenari di incertezza: quella di dotarsi di un portafoglio ben diversificato, anche dal punto di vista delle valute.

Carlo Cottarelli, economista ed editorialista Carlo Cottarelli, economista ed editorialista
I recenti eventi politici del nostro Paese si stanno sviluppando in un contesto economico internazionale dominato dagli effetti che l'inflazione sta avendo sui tassi di interesse delle principali valute e su quelli di cambio. Le conseguenze le stiamo già osservando, ma vale la pena di chiedersi quanto saranno rilevanti in termini di intensità e durata.

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