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Inflazione giù e nuovo presidente. La Fed torna al centro della scena
20 February 2026#WeeklyWatch

Inflazione giù e nuovo presidente. La Fed torna al centro della scena

I dati sulla dinamica dei prezzi negli Stati Uniti, migliori delle attese, portano a ipotizzare più tagli dei tassi e spingono in basso i rendimenti obbligazionari. Ma i funzionari della banca centrale Usa si dicono prudenti e il presidente designato Warsh può rappresentare un’incertezza.

La Federal Reserve torna sotto i riflettori. Nelle ultime settimane la banca centrale americana è tornata al centro delle cronache finanziarie, dopo che la riunione di gennaio aveva lasciato presagire un lungo periodo di “pausa” per i tassi statunitensi. Ma la nomina di Kevin Warsh a successore designato di Jerome Powell alla guida della Fed, la diffusione dei verbali dell’ultima riunione e gli ultimi dati su inflazione e mercato del lavoro ha riportato l’attenzione del mercato sul futuro della politica monetaria. E i mercati obbligazionari hanno reagito di conseguenza.

Gli ultimi dati: inflazione più giù delle attese

L’ultimo dato sull’inflazione USA (gennaio 2026) si è rivelato inferiore alle stime, con l’indice dei prezzi al consumo sceso al 2,4% annuo (dal 2,7% a dicembre), il valore più basso dal 2021 e leggermente sotto le attese degli analisti (2,5%).

Questa decelerazione dei prezzi, dovuta in particolare al calo del costo dell’energia, ha alimentato aspettative di una politica monetaria più accomodante. Dopo la pausa di gennaio, in cui la Fed ha mantenuto il costo del denaro invariato al 3,75%, i mercati prezzano ora con maggiore convinzione ulteriori ribassi entro fine 2026, ipotizzando due tagli da 25 punti base nella seconda metà dell’anno”, commenta Giulio Siniscalco, Portfolio Manager – Team Fixed Income & Alternative di Banca Generali.

Le attese del mercato sulla politica della Fed

Dai verbali una prospettiva più cauta

Un tono meno accomodante è emerso dalle “minute”, i verbali della riunione della Fed di gennaio, che delineano l’immagine di una banca centrale che sembra non avere fretta di ridurre il costo del denaro.

Dai verbali emerge un quadro macro complessivamente solido, con crescita economica resiliente sostenuta da consumi e investimenti. Il mercato del lavoro appare in fase di stabilizzazione, con bassa disoccupazione e licenziamenti ridotti (ma anche assunzioni piuttosto contenute), mentre l’inflazione, seppur in discesa, rimane ‘alquanto elevata’ e viene evidenziato un rischio significativo che la discesa verso il 2% sia più lenta e irregolare del previsto. Il Fomc si considera dunque vicino alla neutralità e comodamente in pausa, seppur profondamente diviso sulle prossime mosse, con tagli solo se il processo di calo dell’inflazione diventerà più convincente”, prosegue il gestore.

L’impatto sul mercato

A causa del nuovo sentiment sui tassi d’interesse, i rendimenti obbligazionari statunitensi sono scesi, con il tasso sul Treasury decennale scivolato in area 4% mentre il benchmark a 30 anni è al 4,7%.

La conseguenza, spiega Siniscalco, “è stata un ‘bull flattening’ sul tratto a lunga scadenza della curva dei rendimenti (differenziale 10Y-30Y a 62 bps)”, ovvero un appiattimento della curva che riflette un miglioramento delle prospettive su inflazione e tassi a lungo termine.

Il premio per il rischio offerto dai Treasury sulle scadenze molte lunghe rimane ancora piuttosto contenuto, nonostante la previsione di volumi di emissione elevati a causa del deficit fiscale, previsto attorno al 6% del PIL Usa per quest’anno”, continua l’esperto di Banca Generali.

Cosa aspettarsi dal nuovo presidente Warsh

Ulteriore incertezza per la politica monetaria deriva dall’imminente passaggio di consegne al vertice della Fed. Il presidente Trump ha nominato Kevin Warsh (ex governatore del board della banca centrale dal 2006 al 2011) come successore di Jerome Powell, il cui mandato scade a maggio 2026.

Warsh ha più volte criticato la politica di Quantitative Easing portata avanti dalla Fed che, a partire dal 2009, ha cominciato ad acquistare Treasury e altri asset, determinando un’enorme crescita del bilancio della banca centrale”, ricorda Siniscalco.

Gli attivi della banca centrale hanno superato nel 2021 il 35% del Pil Usa, per poi iniziare un graduale percorso di calo con la stretta monetaria avviata nel 2022.

Bilancio Fed e liquidità in eccesso nel sistema finanziario

Una progressiva riduzione del bilancio della FED ha però come conseguenza un calo delle riserve bancarie e quindi, in definitiva, un ‘drenaggio’ di liquidità dai mercati USA e internazionali. Ridurre questa liquidità in eccesso sui mercati finanziari e, al contempo, evitare tensioni sui tassi di interesse, sarà la principale sfida che il nuovo presidente della Fed dovrà affrontare nel suo mandato, se la sua nomina sarà approvata dal Congresso”, conclude il gestore.

Giulio Siniscalco, Portfolio Manager – Team Fixed Income & Alternative di Banca Generali Giulio Siniscalco, Portfolio Manager – Team Fixed Income & Alternative di Banca Generali
Dai verbali emerge un quadro macro complessivamente solido, con crescita economica resiliente sostenuta da consumi e investimenti. Il mercato del lavoro appare in fase di stabilizzazione, con bassa disoccupazione e licenziamenti ridotti (ma anche assunzioni piuttosto contenute), mentre l’inflazione, seppur in discesa, rimane ‘alquanto elevata’ e viene evidenziato un rischio significativo che la discesa verso il 2% sia più lenta e irregolare del previsto.

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