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SpaceX arriva a Wall Street. L’entusiasmo è reale?
10 June 2026#WeeklyWatch

SpaceX arriva a Wall Street. L’entusiasmo è reale?

L’IPO della società aerospaziale di Elon Musk è sotto i riflettori, grazie alle sue tecnologie rivoluzionarie e a un posizionamento di mercato unico. Ma ci sono dubbi sulla valutazione trilionaria di un’azienda che nel 2025 ha perso quasi 5 miliardi di dollari.

SpaceX sbarca a Wall Street in quella che è, per ora, l’IPO dell’anno. La società aerospaziale, fondata nel 2002 da Elon Musk con lo scopo dichiarato di permettere la colonizzazione di Marte, non ha ancora raggiunto il Pianeta Rosso, ma venerdì arriverà in Borsa e l’entusiasmo degli investitori è alle stelle.

Tuttavia, anche i dubbi su redditività, valutazioni e fondamentali di SpaceX non mancano tra la comunità finanziaria. I documenti sottoposti al mercato e alle autorità finanziarie degli Stati Uniti rivelano un fatturato a undici cifre, in forte crescita, ma anche un rosso “monstre” alla voce utile netto. Elementi che vanno ad aggiungersi al ruolo delle tecnologie proprietarie e della leadership in un mercato ristretto, complesso e con enormi barriere all’ingresso. La domanda che sorge spontanea è: quanto c’è di hype e quanto di concreto in una delle quotazioni più attese del 2026?

SpaceX si presenta al mercato non come una tradizionale società aerospaziale ma come una piattaforma infrastrutturale integrata. Un polo che combina capacità di accesso allo spazio, connettività satellitare globale e sviluppo AI. Proprio questo mix industriale spiega sia l’interesse straordinario per l’IPO sia la difficoltà nel ricondurne la valutazione a multipli tradizionali (e ordinari) del settore”, spiega Luca Longhi, Head of Total Return Portfolio di Banca Generali.

I fondamentali

Dalla documentazione ufficiale del collocamento emerge che nel 2025 il gruppo ha generato 18,67 miliardi di dollari di ricavi, in crescita del 33% su base annua, con margine EBITDA adjusted (ovvero ‘normalizzato’ rispetto alle componenti straordinarie) di circa 6,6 miliardi, ma ha comunque registrato una perdita netta di circa 4,9 miliardi.

Il rosso nell’ultima riga del conto economico “è segnale evidente di un modello ancora fortemente orientato all’investimento, nel quale la crescita di scala, la verticalizzazione della filiera e il finanziamento di nuove capacità operative restano prioritari rispetto alla massimizzazione dell’utile netto nel breve termine”, sottolinea il gestore.

La struttura dei ricavi e il ruolo di Starlink

Il nodo centrale, tuttavia, non sono i semplici ricavi ma la loro composizione, perché i documenti consegnati alle autorità Usa per le quotazioni certificano in modo ormai inequivocabile che il baricentro economico di SpaceX si è spostato dal business storico dei lanci spaziali a quello della connettività satellitare: la divisione Connectivity, che include prevalentemente Starlink, ha prodotto 11,4 miliardi di dollari nel 2025, pari a circa il 61,1% del fatturato complessivo, mentre la divisione Space ha contribuito con 4,1 miliardi, cioè circa il 22,0%, e la divisione AI ha generato 3,2 miliardi, equivalenti a circa il 17,1% dei ricavi totali.

SpaceX non è più un ‘semplice’ operatore di lanci nello spazio, ma un conglomerato tecnologico in cui l’area di business più matura e monetizzabile è ormai Starlink, vale a dire una rete proprietaria di telecomunicazioni spaziali che unisce infrastruttura, terminali, software, capacità di deployment e controllo del vettore di lancio all’interno della medesima piattaforma industriale”, continua Longhi.

Dal punto di vista dei fondamentali, infatti, Starlink rappresenta il vero fulcro dell’operazione: al 31 marzo 2026 il servizio contava circa 10,3 milioni di abbonati, operativo in 164 Paesi e mercati, dichiarava una copertura potenziale di oltre 3,3 miliardi di persone e poteva contare su una costellazione di oltre 9.600 satelliti in orbita, con più di 4,6 milioni di nuovi clienti attivi aggiunti nel solo 2025 e oltre 12 milioni di persone che hanno utilizzato almeno una volta il suo servizio Direct to Cell.

In sintesi, “il gruppo dispone di una piattaforma in grado di combinare ricavi ricorrenti, barriere all’ingresso elevate, controllo proprietario della catena di approvvigionamento e forte leva operativa, elementi che rendono Starlink non soltanto la principale fonte di crescita ma, soprattutto, l’asset che giustifica la componente più razionale dello storytelling dell’Ipo. La divisione Space resta naturalmente strategica, ma il suo peso economico relativo si è ridotto e il suo profilo di rendimento appare oggi meno lineare”, rimarca l’esperto.

Ancora più delicata è la lettura della divisione AI, consolidata dopo l’integrazione di xAI. È significativo che, secondo i documenti per l’IPO, circa il 60% degli investimenti 2025 siano stati assorbiti proprio dall’area AI, la quale, pur contribuendo per circa un sesto ai ricavi complessivi, continua a essere in perdita e a pesare in modo rilevante sul profilo di rischio dell’intera operazione.

Una valutazione da capogiro?

Una delle domande che si stanno facendo i potenziali investitori è quella sulla prevista valorizzazione della società alla quotazione. In termini di valutazione, il prezzo indicativo di 135 dollari per azione e la raccolta prevista di circa 75 miliardi di dollari implicano una capitalizzazione di mercato nell’ordine di 1,75-1,77 trilioni, vale a dire multipli di circa 95 volte i ricavi 2025 e oltre 220 volte il margine EBITDA normalizzato.

Questi livelli non possono essere giustificati dai fondamentali correnti se non assumendo che il mercato stia prezzando contemporaneamente la capacità di dominio esclusivo di Starlink sul proprio settore”, continua Longhi.

Quale spazio per Starlink tra indici e fondi passivi?

Anche il tema dell’inclusione è rilevante per capire l’entusiasmo e l’hype attorno all’IPO di Starlink e il potenziale andamento del titolo nel medio termine. La dimensione dell’operazione rende probabile un impatto rilevante sulla domanda dei fondi passivi, per cui l’inclusione della società nei principali indici di Borsa è un tema chiave.

Per il Nasdaq, le nuove regole consentono l’ingresso dopo 15 giorni di scambi per le società che si collochino tra le prime quaranta per capitalizzazione, il che rende plausibile un’inclusione molto rapida dopo la quotazione.

Per l’S&P 500, invece, il percorso appare meno immediato perché la società resta in perdita netta e i criteri di ammissione, pur oggetto di consultazione e possibile revisione, non sono ancora tali da garantire un ingresso automatico nel breve termine”, commenta Longhi.

Conclusioni

In definitiva, “SpaceX arriva sul mercato con fondamentali reali e non puramente basati sulla narrativa e sull’entusiasmo, ma con una valutazione che incorpora già una quota eccezionalmente elevata di futuro: l’asset più tangibile è Starlink, il principale fattore di incertezza è l’AI, il principale rischio operativo resta la divisione Starship, mentre il vero elemento di sostegno tecnico al titolo in Borsa potrebbe essere la domanda dei fondi passivi connessa allo sbarco sugli indici. Tutti elementi che rendono SpaceX una società complessa da valutare, da inserire in una strategia d’investimento diversificata con la gestione attiva e professionale, evitando lo stock-picking fai-da-te”, conclude Longhi.

Luca Longhi, Head of Total Return Portfolio di Banca Generali Luca Longhi, Head of Total Return Portfolio di Banca Generali
SpaceX si presenta al mercato non come una tradizionale società aerospaziale ma come una piattaforma infrastrutturale integrata. Un polo che combina capacità di accesso allo spazio, connettività satellitare globale e sviluppo AI. Proprio questo mix industriale spiega sia l’interesse straordinario per l’IPO sia la difficoltà nel ricondurne la valutazione a multipli tradizionali (e ordinari) del settore

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