Il nodo centrale, tuttavia, non sono i semplici ricavi ma la loro composizione, perché i documenti consegnati alle autorità Usa per le quotazioni certificano in modo ormai inequivocabile che il baricentro economico di SpaceX si è spostato dal business storico dei lanci spaziali a quello della connettività satellitare: la divisione Connectivity, che include prevalentemente Starlink, ha prodotto 11,4 miliardi di dollari nel 2025, pari a circa il 61,1% del fatturato complessivo, mentre la divisione Space ha contribuito con 4,1 miliardi, cioè circa il 22,0%, e la divisione AI ha generato 3,2 miliardi, equivalenti a circa il 17,1% dei ricavi totali.
“SpaceX non è più un ‘semplice’ operatore di lanci nello spazio, ma un conglomerato tecnologico in cui l’area di business più matura e monetizzabile è ormai Starlink, vale a dire una rete proprietaria di telecomunicazioni spaziali che unisce infrastruttura, terminali, software, capacità di deployment e controllo del vettore di lancio all’interno della medesima piattaforma industriale”, continua Longhi.
Dal punto di vista dei fondamentali, infatti, Starlink rappresenta il vero fulcro dell’operazione: al 31 marzo 2026 il servizio contava circa 10,3 milioni di abbonati, operativo in 164 Paesi e mercati, dichiarava una copertura potenziale di oltre 3,3 miliardi di persone e poteva contare su una costellazione di oltre 9.600 satelliti in orbita, con più di 4,6 milioni di nuovi clienti attivi aggiunti nel solo 2025 e oltre 12 milioni di persone che hanno utilizzato almeno una volta il suo servizio Direct to Cell.
In sintesi, “il gruppo dispone di una piattaforma in grado di combinare ricavi ricorrenti, barriere all’ingresso elevate, controllo proprietario della catena di approvvigionamento e forte leva operativa, elementi che rendono Starlink non soltanto la principale fonte di crescita ma, soprattutto, l’asset che giustifica la componente più razionale dello storytelling dell’Ipo. La divisione Space resta naturalmente strategica, ma il suo peso economico relativo si è ridotto e il suo profilo di rendimento appare oggi meno lineare”, rimarca l’esperto.
Ancora più delicata è la lettura della divisione AI, consolidata dopo l’integrazione di xAI. È significativo che, secondo i documenti per l’IPO, circa il 60% degli investimenti 2025 siano stati assorbiti proprio dall’area AI, la quale, pur contribuendo per circa un sesto ai ricavi complessivi, continua a essere in perdita e a pesare in modo rilevante sul profilo di rischio dell’intera operazione.