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La guerra si abbatte sui mercati nel 2026: chi esce a testa alta dal trimestre
10 April 2026#WeeklyWatch

La guerra si abbatte sui mercati nel 2026: chi esce a testa alta dal trimestre

Il conflitto in Medio Oriente ha penalizzato sia azionario sia obbligazionario. In difficoltà titoli di Stato ed equity europeo, mentre si difendono meglio Wall Street e il credito corporate. Il dollaro torna alla ribalta insieme al settore energetico, mentre a sorpresa deludono i titoli della difesa.

Il primo trimestre del 2026 ha riservato agli investitori sorprese e una forte dose di volatilità, dopo lo scoppio del conflitto in Medio Oriente. La guerra nel Golfo Persico (e non solo) ha pesato sulle Borse globali nel mese di marzo, spingendo al ribasso quasi tutte le asset class principali: dall’azionario alle obbligazioni, passando anche per i tradizionali beni rifugio come l’oro. Tra i pochi a guadagnare il dollaro (che ha ritrovato, almeno in parte, il suo status di valuta sicura in tempi di incertezza) e il petrolio, con la chiusura dello Stretto di Hormuz che ha portato il barile a superare stabilmente i 100 dollari al barile. Il bilancio è negativo per il trimestre su quasi tutti gli asset, ma l’inversione di tendenza potrebbe essere già arrivata.  

“Il contesto di incertezza e volatilità ha trovato distensione nel cessate il fuoco di due settimane concordato l’8 aprile da Iran e Stati Uniti. In seguito all’annuncio, i mercati hanno reagito positivamente, con Europa e Asia che hanno registrato il rimbalzo più pronunciato, nell’ordine del 5% circa. Queste turbolenze e ribaltamenti improvvisi del sentiment di mercato parlano chiaro dell’eccezionalità del momento e della necessità, più forte che mai, di controllare l’emotività e affidarsi alla gestione attiva e professionale per navigare le acque agitate”, spiega Andrea Mongardini, portfolio manager di Banca Generali, tracciando un bilancio dei primi tre mesi dell’anno.

Azionario: ribassi diffusi, tengono (a sorpresa) gli emergenti

A fare le spese della guerra e delle incertezze macroeconomiche e geopolitiche che ha portato con sé è stato in primo luogo l’azionario. Nel primo trimestre 2026 l’equity globale ha registrato un calo di circa il 2% in euro.

Dallo scoppio del conflitto, l’Euro STOXX 50 ha subìto una flessione intorno al 9%, penalizzato dalla forte dipendenza energetica in un contesto di crescente avversione al rischio, mentre l’MSCI World ha mostrato una maggiore tenuta (-4% in euro)”, spiega Mongardini.

Performance in euro dei principali listini azionari nel primo trimestre 2026

Il mercato negli Stati Uniti, invece, ha mostrato una correzione più contenuta se si guarda alla performance in euro, intorno al -2,8%, grazie anche al rafforzamento del dollaro.

A sorpresa, invece, sottolinea il gestore di Banca Generali, “i mercati emergenti, hanno chiuso il trimestre in territorio positivo (+1,5% in euro), sostenuti dalla buona performance a gennaio e febbraio”, che la volatilità di marzo non è riuscita ad annullare del tutto.

Performance in euro dei principali listini azionari dallo scoppio del conflitto

I settori: trionfa l’energia, delude la difesa

L’analisi della performance settoriale dell’azionario riserva qualche sorpresa.

A trionfare è stato il comparto energetico, che “ha beneficiato del forte rialzo dei prezzi del petrolio, legato ai timori di interruzioni dell’offerta dovuti al blocco dello Stretto di Hormuz, registrando una performance superiore al 15% nel corso del mese di marzo”, sottolinea Mongardini.

Il comparto della difesa, invece, in controtendenza rispetto al passato, è sceso di oltre l’8% dallo scoppio del conflitto, sfidando il trend che porta i titoli della difesa a sovraperformare in caso di conflitti geopolitici.

In tale contesto di incertezza, gli investitori hanno infatti ridotto l’esposizione ai settori ciclici, riallocando capitale verso energia e materie prime, in risposta al clima di avversione al rischio dei mercati causato dalla guerra”, continua il gestore.

Performance in euro di MSCI World Energy, Difesa europea e Global Aerospace & Defence dallo scoppio del conflitto

Obbligazionario: le aspettative di inflazione pesano sui titoli di Stato

Nel reddito fisso, l’aumento delle aspettative di inflazione ha penalizzato in particolare i titoli di Stato: il rendimento del Bund decennale è salito dal 2,8% al 3%, mentre il BTP decennale ha chiuso il trimestre al 3,8%, con uno spread in ampliamento, attestandosi oltre i 90 punti base. Negli Stati Uniti, il Treasury decennale è salito al 4,3%.

La debolezza dell’obbligazionario è stata causata dalla prospettiva di una politica monetaria meno accomodante, per contenere l’inflazione innescata dal rialzo dei prezzi energetici. Queste aspettative su banche centrali più aggressive (in particolare la Bce) sono in parte rientrate con l’annuncio del “cessate il fuoco”, ma la fragilità della tregua mantiene gli investitori ‘sul chi vive’.

Nel complessivo quadro di incertezza, il credito ha mostrato maggiore resilienza grazie a una durata media dei titoli più contenuta e a fondamentali societari ancora solidi”, rimarca Mongardini.

Valute: il dollaro si riprende la corona

A livello valutario, “dopo una prima fase di indebolimento, nella seconda metà del primo trimestre il dollaro è tornato a svolgere il ruolo di ‘bene rifugio’ in seguito allo scoppio del conflitto in Medio Oriente.

A fine marzo, il cambio euro/usd si attestava infatti intorno a quota 1,15, con il biglietto verde in netto recupero dai minimi toccati a fine gennaio (1,20), grazie anche al fatto di essere la valuta di denominazione delle commodities energetiche”, aggiunge Mongardini.

Private Credit: il nuovo spettro che si aggira sui mercati

Il mercato del credito privato, le cui dimensioni sono stimate in 1.800 milioni di dollari, hanno mostrato i primi segnali di stress dopo anni di forte crescita. Alcuni fondi gestiti da grandi operatori come Apollo, BlackRock e Ares hanno registrato un aumento delle richieste di rimborso da parte dei clienti, spingendo i gestori a ricorrere a limiti temporanei ai prelievi, una misura prevista dalle strutture dei fondi e funzionale a gestire asset per loro natura poco liquidi. Circostante che hanno messo in allarme più di un osservatore.

Le prime tensioni sono emerse nella seconda metà del 2025, complice un contesto macro più incerto e alcuni casi societari che hanno aumentato la cautela degli investitori. In particolare, nel comparto software, tassi elevati e rallentamento degli utili stanno mettendo pressione su alcune società che si sono finanziate tramite strumenti di private credit. Nel complesso, il settore resta focalizzato sulla tutela della stabilità e del valore di lungo periodo. Da segnalare come nel corso delle ultime settimane siano stati annunciati nuovi fondi da società quali Goldman Sachs, JPMorgan Chase e Blackstone a testimonianza di come l’interesse degli istituzionali nel private credit sia ancora forte”, continua Mongardini.

Andrea Mongardini, portfolio manager di Banca Generali Andrea Mongardini, portfolio manager di Banca Generali
Il contesto di incertezza e volatilità ha trovato distensione nel cessate il fuoco di due settimane concordato l’8 aprile da Iran e Stati Uniti. In seguito all’annuncio, i mercati hanno reagito positivamente, con Europa e Asia che hanno registrato il rimbalzo più pronunciato, nell’ordine del 5% circa. Queste turbolenze e ribaltamenti improvvisi del sentiment di mercato parlano chiaro dell’eccezionalità del momento e della necessità, più forte che mai, di controllare l’emotività e affidarsi alla gestione attiva e professionale per navigare le acque agitate

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